Da Reggio Emilia a Mantova in bici lungo il Crostolo

Lo scorso weekend ho partecipato per il secondo anno consecutivo al VenTo bike tour, il giro dimostrativo di cosa diventerà la pista ciclabile che collegherà Torino a Venezia, ideato dal Politecnico di Milano. (LEGGI LE TAPPE DELLO SCORSO ANNO – 2 -). Quest’anno, però, è stata aggiunta una tappa: quella che va da Reggio Emilia a Mantova, o meglio San Benedetto Po, un grazioso Comune mantovano con una piazza e una storia che vi lascerà di stucco.

Quando la VenTo sarà pronta, stanno iniziando ora i primi interventi di di messa in sicurezza, non ci sarà bisogno di programmare nulla: basterà partire in sella alla propria bici e seguire la ciclabile. Ora, però, purtroppo non è così: ci sono ancora molte strade sterrate e molte provinciali con auto da percorrere per poter toccare tutte le tappe. Ecco quindi un articolo su come poter scoprire le meraviglie della bassa Reggiana e Mantovana a bordo di una bici. E ringrazio di cuore le tantissime persone che hanno lavorato per realizzare questo percorso meraviglioso, pieno di storia e tradizioni da scoprire.

 

IL PERCORSO DA SEGUIRE (tempo stimato 4 ore a media velocità, escluse le tappe)

  • Partenza da Reggio Emilia dall’argine del fiume Crostolo, luogo ideale è parco della Dogana
  • Seguire il corso dell’argine del torrente, anche se spesso sterrato, fino a Canossa, poi deviare verso Gualtieri (sosta consigliata Isola degli internati)
  • Da Gualtieri proseguire verso Guastalla e attraversare il meraviglioso parco sulle rive del Po (sosta consigliata la locanda dei Pontieri)
  • Proseguire verso Luzzara: attenzione perché non ci sono piste ciclabili, ma strade bianche sterrate – Visitate questo splendido paese con il suo teatro restaurato e gli edifici colorati che hanno ispirato Zavattini
  • Proseguire costeggiando l’argine del Po, a volte discontinuo, fino ad arrivare a San Benedetto Po 

 

DIFFICOLTA’: Media, adatto a tutti

TOTALE KM: 80

PENDENZA: tutta pianura

BICI CONSIGLIATA: Mountain bike, ci sono molti sterrati. Se non si vuole fare fatica usate una Ebike e risolverete ogni problema

COSA DEGUSTARE:  Lambrusco, erbazzone, gnocco fritto e salumi

 

Il viaggio parte da Reggio Emilia, bellissima cittadina emiliana che vi saprà coccolare con le sue bellezze in centro storico e con il suo buon cibo. Da quì è tutto molto semplice: si inizia a seguire il torrente Crostolo, che parte proprio dalla città, e ci si immerge in bellissimi panorami di campi di grano dorati, papaveri rossi ed erba verdissima. Il grande silenzio di queste terre è ciò che fa da padrone: per chilometri e chilometri si può udire solo il rumore della propria bicicletta. Le strade, infatti, sono spesso bianche, non asfaltate e per questo, per fortuna, interdette al traffico delle auto. E’ necessario, per lo stesso motivo, essere dotati di una mountain bike.

Dopo aver attraversato la campagna della bassa, per circa 35 chilometri di susseguirsi di strade meravigliose in mezzo al nulla, si raggiunge il fiume Po. La prima tappa consigliata è quella di Gualtieri. La cittadina è preziosa, con la sua piazza rinascimentale e il settecentesco palazzo Palazzo Greppi. Ma la parte più bella, da scoprire sempre pedalando, è la folta vegetazione dell’isola degli internati. Un’isola che non c’è, dato che si tratta di un’ansa del Po, ma che merita una visita e una sosta per godersi un po’ di relax osservando le imbarcazioni dei pescatori e il suo splendido bosco.

Una decina di chilometri più avanti si incontra Guastalla. Si arriva in città attraversando un’oasi naturale di alberi, tanto da sembrare un bosco. Un consiglio? Fermatevi a bere una birra ghiacciata in via Lido Po al bar Pace in Po, birreria La Quadra. Immancabile, in città, una visita a palazzo Ducale, che vi racconterà con la sua architettura la storia dei Gonzaga.

Seguite poi le strade che costeggiano il secondo argine di contenimento del Po, da via Bosco, e vi troverete in circa un’ora a Luzzara. Una vera perla a molti sconosciuta, l’ultima città della provincia di Reggio Emilia. Si tratta della città che diede i natali allo Scrittore, soggettista, pittore, Cesare Zavattini: i suoi bellissimi e colorati palazzi sono stati da poco restaurati e donano al comune un’atmosfera da favola. A Luzzara, all’interno del rinnovato Teatro Sociale, abbiamo potuto visitare la mostra “Con i miei occhi”, un’esposizione itinerante lungo il corso del fiume Po che attraverso fotografie e installazioni mostra i momenti salienti del bike tour 2018 e cosa significhi “VenTo” per le comunità attraversate. Probabilmente quando andrete voi non ci sarà più, dato che è una mostra itinerante, ma una visita al teatro ve la raccomando ugualmente.

Una piccola curiosità: quì é stata approvata la prima ordinanza del sindaco contro la cattiveria. Chi offende o aggredisce verbalmente é sanzionato con una pena che obbliga alla lettura di alcuni libri. Non trovate sia una delle cose più intelligenti mai udite finora?

Da Luzzara, infine, continuate a costeggiare l’argine del Po, in alcuni tratti il controargine di contenimento, e dopo una pedalata di 40 chilometri arriverete a San Benedetto Po. L’entrata in paese è diretta dall’argine e tutto d’un tratto vi troverete circondati dalla meraviglia: il paese è nato in concomitanza con la sua abbazia del Polirone, come si evince dal nome, nell’anno mille. Proprio quì Matilde di Canossa volle essere sepolta, lasciando in eredità il tutto al Papa. All’inizio del XVI sec. l’abbazia diventa un centro intellettuale attivo, ospitando importanti studi teologici e filosofici. Sempre in quegli anni, Gregorio Cortese commissiona ad Antonio Allegri, detto il  Correggio, un’opera per il refettorio monastico e a Giulio Romano il restauro e l’ampliamento della chiesa della basilica abbaziale, che si impreziosisce di decorazioni classicheggianti e a grottesche. Nel Cinquecento l’abbazia raggiunge quindi un eccezionale splendore, tanto che tra i numerosi ospiti si contano personalità illustri quali Martin Lutero, Paolo III, Giorgio Vasari, Palladio e Torquato Tasso.

Incantevole la vista sulla piazza, ampia e curata, dove però si affacciano ancora quei bar che non siamo più soliti vedere, pieni di vecchietti simpatici che giocano a carte al circolo Arci per tutta notte. Un’atmosfera “colta” che si sposa perfettamente con l’ambiente rurale e il calore che solo i piccoli borghi italiani sanno dare.

Un consiglio enogastronomico: dopo tanta fatica, concedetevi un bicchiere di lambrusco, vino tipico locale. Di cantine qui intorno ce ne sono tantissime. Io ho assaggiato due bottiglie dell’azienda agricola Bugno Martino, che prende il nome da quello dell’antica frazione di San Benedetto Po dove oggi sorgono i suoi vigneti. La cantina ha dato vita a un progetto di valorizzazione del Lambrusco mantovano che punta a esaltarne la territorialità e la grande versatilità negli abbinamenti a tavola sia con la cucina tipica mantovana sia con quella più innovativa: si coltivano Salamino, Ancellotta e Grappello Ruberti distribuiti su 8 ettari di terreno. I vini prodotti sono il Ciamballà (lambrusco vinificato in purezza con 100% uve salamino) e il Rosso Matilde (lambrusco ottenuto con uve Salamino e Ancellotta).

 

 

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