Alla scoperta di Honolulu: da Waikiki a Diamond head, ecco cosa fare e vedere

La prima tappa, quasi obbligatoria per chi va alle Hawaii, è sicuramente la città di Honolulu. Un po’ perché il 90% degli aerei atterra qui, un po’ perché gli hotel sorgono solo nella zona di Waikiki, un insieme di spiagge meravigliose che si susseguono, con sabbia morbida, acqua cristallina e onde perfette per surfare. E tutti i servizi utili (dal noleggio delle bici alle auto, dagli autobus ai locali serali) si possono trovare solo in questa zona dell’isola di Ohau.

Waikiki è una zona prettamente turistica: caotica, viva, caciarona, ma con meraviglie naturali da scoprire a portata di qualche chilometro. La prima tappa del mio viaggio, ma in realtà anche di più dato che tutte le sere tornavo qui a dormire (non si trovano posti per dormire facilmente nelle altre zone, leggi il mio primo articolo per capire dove dormire alle Hawaii), è stata proprio la zona di Waikiki e dintorni. Ed è proprio da qui che voglio partire per raccontarvi il mio viaggio in bici per le Hawaii.

Prima di tutto, appena si arriva si resta un po’ disorientati. Le Hawaii sono uno stato americano, e la maggior parte di residenti (oltre che turisti) è proprio Usa. Se nell’immaginario avete ancora le ballerine vestite con gonnelline di raffia e noci di cocco sui seni, ecco, scordatevele. La società hawaiana è molto altro: purtroppo è rimasto solo il 10% di popolazione “autoctona” a causa delle epidemie portate nell’800 dal “continente”. Circa il 60% è di origine statunitense, per lo più militari in congedo (è pieno di basi militari e vanno in pensione molto presto, attorno ai 45 anni… Dove volete che trascorrano il resto della loro vita se non in un paradiso terrestre?). Il restante 20% poi è di origine giapponese: l’isola si trova a 6 ore di volo dalla California, 8 dal Giappone, e da sempre ha attirato residenti dai due stati. Non stupitevi quindi di trovare cartelli con sottotitoli in hiragana e katakana, ristoranti di sushi, udon e ramen a ogni angolo (e che meraviglia visto che amo la cultura e la cucina giapponese). Ciò vi potrà spiegare meglio il dramma vissuto, da entrambe le parti, nel famoso attacco a Pearl Harbor durante la seconda guerra mondiale: attaccare le Hawaii, per i giapponesi, era un po’ come attaccare se stessi. E molti giapponesi residenti qui si arruolarono tra le fila americane per difendere le isole dal paese del Sol Levante. Una visita culturale molto interessate, a circa 15 km da Waikiki (in realtà in bici non è una strada bellissima da fare, perché si attraversa la città piena di traffico) è proprio la baia di Pearl Harbor, dove ora è stato realizzata un’esposizione in cui si ripercorre la storia dell’attacco subito il 7 dicembre del 1941 dai Giapponesi, che decretò l’entrata in scena nella seconda guerra mondiale degli Usa. L’entrata è gratuita e non serve prenotare, il museo è aperto fino alle 17, ma se portate uno zaino con voi occhio: il guardaroba costa 6 dollari.

Guardando una popolazione così eterogenea, tenete conto che è il primo stato per numero di matrimoni misti, è difficile trovare una cultura collante, una tradizione portata avanti nel tempo che identifichi perfettamente le Hawaii. Ma dopo qualche ora passata a scervellarmi per capire “la chiave di lettura” di questo paese, mi sono resa conto di averla perfettamente davanti agli occhi nella spiaggia di Waikiki: il surf. Vecchi, bambini, giovani, adulti di ogni costituzione fisica: qui il surf non è uno sport divertente, è molto di più. E’ uno stile di vita, che discende da un rituale religioso, che fa parte di tutti e creato proprio qui. A qualsiasi ora del giorno e della notte, proprio davanti alla statua dedicata a Duke Kahanamoku – colui che esportò il surf nel mondo dalle Hawaii – potrete imbattervi in persone di qualsiasi estrazione sociale a caccia dell’onda perfetta. Ore e ore in mare, osservandolo, contemplandolo e cavalcandolo. Una meraviglia, un rito meditativo che prevarica su tutti gli altri interessi, anche quelli economici. Per questo, una cosa da provare assolutamente alle Hawaii è proprio il surf: con il longboard è anche più facile avere equilibrio sulla tavola e l’acqua è molto calda, tanto che ho surfato tranquillamente in bikini. E le ore passano che è una meraviglia, giocando con l’acqua calda e cristallina. E’ possibile noleggiare la tavola ovunque, ma il negozio più economico è in Uluniu Ave, che non trovate nemmeno su internet: 7 dollari all’ora, 10 per due ore, 15 per mezza giornata.

Un’altra attività da non perdere, a due passi (o meglio 5 km, mezz’ora di bici) da Waikiki è il trekking a Diamond Head, il vulcano che sovrasta la spiaggia. In una camminata di circa un’ora si può salire in cima e ammirare un panorama che va dalle montagne alle bianche spiagge incantate. Vi consiglio di partire presto la mattina: apre alle 7 am e chiude alle 16 pm. Non bisogna prenotare, ma con gli orari sono rigidi. Costa circa 10 dollari. Anche la strada che porta dallo Zoo all’ingresso è meravigliosa: una pista ciclabile in mezzo alla natura attraversata da sportivi e galline (le vere regine delle Hawaii, con i loro pulcini si trovano ovunque e in ogni contesto). Anche le spiagge “sotto” Diamond Head, ovvero dopo Waikiki, sono meravigliose: l’acqua è più calma, si può fare il bagno senza stare sempre attenti alle onde, e la strada per arrivarci è costellata da villoni pazzeschi che vi faranno sognare.

Ma le Hawaii non sono solo spiaggia, ma anche tanta tantissima natura! Una l’escursione che vi consiglio di fare su tutte, sempre a mezz’ora di bici da Waikiki: il trekking che vi porterà alle cascate di Manoa. Il trekking è molto semplice e adatto a tutti, un’ora circa di cammino in mezzo alla foresta pluviale di una bellezza infinita, fino ad arrivare a una pozza d’acqua dove ricade l’acqua di una cascata (nei giorni di secca, assai esigua) riscaldata dal sole sulle rocce. La vegetazione e i suoi colori, qui, sono davvero spettacolari. L’ingresso chiude alle 17, non c’è bisogno di prenotare.

Infine, non è vacanza se non ci si gode un po’ anche la vita notturna. Prima di tutto, anche se Waikiki è la località più dinamica delle Hawaii, ricordatevi che alle 10 chiude praticamente quasi tutto. L’ora di punta dei ristoranti è alle 19.30 e spesso c’è molta fila per entrare. Alcuni locali chiudono un po’ più tardi, ma al massimo a mezzanotte. La vita si svolge principalmente di giorno e il momento dell’happy hour è al tramonto, dalle 17 alle 18.30, sui tanti rooftop che danno sulla spiaggia. Per mangiare bene e a poco prezzo poi, provate i tanti truck che troverete ovunque: i poke migliori sono quelli di “Five star poke”, una roulotte azzurra su Kuhio Ave.

Ecco i nomi di alcuni ristoranti e locali da non perdere assolutamente:

  • Wasabi Bistrò. Il mio ristorante giapponese preferito, piccolo e coccolo, all’interno di un hotel che riproduce un villaggio giapponese. Dal sushi ai piatti a cura dello chef vi stupirà con sapori eccezionali e ricercati (e anche il vino, californiano, è molto buono). Prezzo contenuto rispetto alla grande massa dei ristoranti nelle vie dello struscio. (http://www.wasabibistro.com/)
  • Chibo. A pochi passi dall’Hard Rock Cafè (non chiedetemi com’è non ci sono stata) sorge questo piccolissimo ristorante giapponese che fa Okonomyaky sulla piastra di una bontà incredibile. Frequentato da soli local, di una genuinità pazzesca che ho trovato solo a Tokyo. (http://www.chibohawaii.com/)
  • Shorefyre. Ce ne sono vari, ma il mio preferito è quello in Uluniu Ave, dove si può degustare in maniera easy cibo hawaiano e caraibico. Super i poke con la Ipa (https://www.shorefyre.com/)
  • Tikis Grill & Pub. Cocktail e carne grigliata super, dalle costine al pesce, in un ristorante dal sapore messicano con tanto di piscina e musica dal vivo per godersi una serata dalla A alla Z. (Tikis Grill)
  • Sky Waikiki – E’ senza dubbio il locale più spettacolare, posizionato sul rooftop di un grattacielo. Si possono bere ottimi cocktail mangiando ostriche oppure proprio cenare nel vicino ristorante italiano. Chiude alle 21. (https://www.skywaikiki.com/)
  • Marukame Udon. Un ristorante giapponese a buffet di grande qualità e a prezzo assai economico. Da non perdere gli udon e la tempura: vere e proprie prelibatezze. Non servono alcolici, chiude alle 21. Non fatevi spaventare dalla fila che trovate fuori: è un self service, quindi è tutto molto veloce. (https://www.marugameudon.com/)

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