Nel nord del Giappone, dove le foreste si infittiscono e le stagioni segnano profondamente il paesaggio, esiste un luogo in cui la storia non è stata ricostruita: è rimasta. Kakunodate è un antico borgo di samurai immerso tra alberi, fiumi e silenzi. Qui la natura non fa da sfondo, ma è parte integrante dell’identità del luogo: le case in legno scuro si inseriscono tra i rami degli alberi di ciliegio, i giardini seguono il ritmo delle stagioni e ogni strada sembra progettata per convivere con la natura che la circonda.
Arrivarci, soprattutto dal nord come ho fatto io dall’Hokkaido, significa attraversare un Giappone meno raccontato. E quando si scende dal treno, la sensazione è immediata: il tempo ha rallentato. Soprattutto in un gennaio freddo e nevoso che mi ha obbligato a visitare ogni giorno le onsen locali per scaldarmi. Ed è uno dei luoghi che mi ha incantato di più.








Perché è il villaggio dei samurai
Kakunodate è conosciuta come uno dei borghi samurai meglio conservati del Giappone. Kakunodate nasce all’inizio del XVII secolo, in pieno periodo Edo, quando il Giappone era governato dallo shogunato Tokugawa e organizzato in domini feudali. La cittadina mantiene ancora oggi una chiara divisione tra la zona dei mercanti e il quartiere dei samurai, chiamato Uchimachi.
Passeggiando lungo questa area si entra in un Giappone che altrove è scomparso. Le residenze, grandi ville di legno con giardino, protette da alte recinzioni in legno nero, si affacciano su strade ampie e alberate, pensate per garantire ordine e gerarchia sociale. Gli alberi sono quasi tutti ciliegi: immagine lo spettacolo in primavera.
Ogni casa è visitabile ed è un piccolo museo che ripercorre la storia del Giappone e dei suoi samurai. Le case più interessanti da visitare sono:
- la Casa Aoyagi, una delle più grandi, oggi museo con armature, oggetti e giardini interni
- la Casa Ishiguro, ancora abitata dai discendenti di una famiglia samurai
- la Casa Matsumoto, più semplice ma autentica, visitabile gratuitamente
Nel cuore del quartiere dei samurai si trova anche il Kakunodate Kabazaiku Denshokan (Cherry Bark Work Museum), un luogo che racconta un aspetto meno evidente ma profondamente autentico della storia locale. Qui, accanto ad armature, oggetti d’epoca e testimonianze della vita quotidiana, si scopre la lavorazione del kabazaiku, l’antica tecnica che utilizza la corteccia di ciliegio. Nata nel Settecento proprio a Kakunodate, fu sviluppata anche da samurai di basso rango che, con il declino del loro ruolo, iniziarono a dedicarsi all’artigianato. La corteccia, raccolta e lavorata con estrema precisione, viene applicata su oggetti in legno e lucidata fino a ottenere superfici lisce e profonde, utilizzate ancora oggi per contenitori da tè e piccoli manufatti. Vedere gli artigiani al lavoro permette di capire come, in Giappone, anche una fine – quella della classe guerriera – possa trasformarsi in continuità, dando vita a tradizioni che resistono nel tempo con la stessa disciplina e cura che un tempo appartenevano alla via del samurai.











Come arrivare
Raggiungere Kakunodate richiede un po’ di organizzazione, ma è parte dell’esperienza. Da Tokyo si arriva con lo Shinkansen Akita in circa tre ore. Da Akita il viaggio prosegue per meno di un’ora. Arrivando dal nord, come nel mio caso dall’Hokkaido, il percorso attraversa Morioka e poi scende lungo linee più lente, tra montagne e vallate. È un viaggio che prepara all’arrivo: paesaggi sempre più isolati, neve in inverno, silenzio.
Dalla stazione, il quartiere dei samurai si raggiunge a piedi in circa 15-20 minuti.
Dove dormire
Kakunodate è una destinazione raccolta, e questo si riflette anche nelle strutture ricettive. Non ci sono grandi hotel, ma piccole realtà curate. Personalmente ho dormito nella Guesthouse Fuga, essenziale ma autentica: non c’era il riscaldamento, solo stufette, anche il bagno era molto “spartano”, ma c’era un bar interno in cui il titolare parlava un po’ di italiano. Attenzione perché tutto è a pagamento, anche gli asciugamani.
Nei dintorni si trovano anche ryokan immersi nella natura, come Kakunodatesanso Wabizakura, perfetti per un’esperienza più completa, ma in questo caso serve l’auto per spostarsi. Esistono anche piccole guesthouse gestite da appassionati locali, alcune con legami sorprendenti con l’Italia. Non sempre sono facili da trovare online, ma rappresentano spesso le esperienze più autentiche.
Onsen e inverno
Il nord del Giappone è più flessibile rispetto alle grandi città sul tema dei tatuaggi, e molte strutture termali sono accessibili anche a chi ne ha. Una delle esperienze più interessanti è quella delle onsen nei dintorni, in particolare l’area di Nyuto Onsen, famosa per i suoi bagni termali immersi nella natura.
In inverno l’esperienza è ancora più intensa: fuori neve e temperature rigide, dentro acqua calda e silenzio. È uno dei contrasti più tipici del Giappone del nord, anche se richiede un po’ di adattamento al freddo.
Dove mangiare
Kakunodate non è una destinazione costruita attorno alla ristorazione, ed è proprio questo il suo punto di forza. Qui si trovano piccoli locali familiari, spesso senza grandi insegne, dove il tempo sembra essersi fermato. Sushi preparato al momento, piatti tipici della regione di Akita, ambienti raccolti.
Mi è capitato di mangiare in un piccolo stanzino, con un anziano cuoco che preparava tutto davanti a me. Nessun nome, nessuna vetrina: solo esperienza. Il consiglio, in questo caso, è semplice: lasciarsi guidare dall’istinto. È uno di quei luoghi in cui entrare in un posto qualsiasi può trasformarsi nel ricordo più autentico del viaggio.



Una curiosità: l’Akita di Kakunodate
Kakunodate ha avuto anche una mascotte molto particolare: un cane di razza Akita che per anni è diventato un simbolo del villaggio, amato da residenti e visitatori. Scomparso lo scorso anno, è ancora oggi ricordato attraverso piccoli negozi e souvenir che ne riprendono l’immagine. Una presenza che ha lasciato un segno nella comunità e che, per certi versi, ricorda il gatto Rossini a Rovigo, diventato nel tempo parte dell’identità locale, curato e accolto da tutto il centro storico e ora compianto con tanto amore e affetto.
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