Cantabria: salite più dolci, spiagge incantevoli e tanta movida

 

COSE DA FARE. E QUANDO:

  • Non potete perdervi la spiaggia più bella di tutta la Cantabria, a Noja, tra spuntoni di scogli, sabbia e acqua cristallina
  • Io l’ho fatto in bici, ma si può fare anche a piedi: una passeggiata nell’entroterra che collega Ajo a Somo, per ammirare appezzamenti di terreni colorati, animali di ogni tipo che pascolano liberi e respirare l’odore speziato di erba medica e le altre piante che ti accompagna per tutto il cammino
  • Godersi il centro di Santander al tramonto, quando le piazze centrali brulicano di persone, concerti, artisti di strada, senza perdere la loro signorilità
  • Perdersi nei vicoli di Santillana del mar, una cittadina medievale curatissima (al punto da sembrare una ricostruzione, ma non lo è)
  • Visitare El Capricho di Gaudì a Comillas, unica costruzione al nord del grande architetto spagnolo

La strada che collega i Paesi Baschi (LEGGI ARTICOLO) alla Cantabria la ricorderò per sempre: tutta in salita e al sole. Ricordo che appena incontravo un albero lungo la strada mi fermavo a dirgli grazie per proteggermi dalla calura: dopo 90 km ero esausta. Ma è anche vero che, dopo la grande fatica (e lungo i tornanti vedevo pure qualche furbone con l’e-bike che mi sorpassava sorridendo), è arrivata la catarsi: gli ultimi tre chilometri per raggiungere Laredo, la prima città della Cantabria dove ho fatto tappa sono tutti in discesa. Una discesa splendida, dolce e costante, con vista sull’oceano e una leggera brezza che ti ripaga di ogni fatica.

Così sono arrivata a Laredo, uno dei centri turistici più frequentati della Spagna del Nord, grazie ai suoi 5 km di spiaggia ininterrotta, circondati da isolette raggiungibili a nuoto (onde permettendo). A dire la verità, quella sera, ero così stanca che alle 21.30 sono crollata a letto, ma alcune cose le ricordo benissimo: il suo centro storico composto da piccole viuzze medievali, dove sorgeva anche il monastero in cui ho pernottato in ostello; il lungo mare splendido ma accalcato di gente, soprattutto famiglie; le tante feste nei locali a partire dall’ora dell’aperitivo, i locali (a me più consoni) radical chic dove ti servivano birra ghiacciata e hamburger vegani buonissimi. Dal centro storico si può prendere un tunnel che conduce direttamente a una terrazza con vista – e udito – sulle onde e sul vento dell’oceano: una meraviglia.

Laredo è molto turistica, quindi, se non amate il caos vi consiglio di proseguire direttamente a Santona, una piccola cittadina a 10 minuti di traghetto da Laredo, dove il clima è più rilassato, ci sono molti pescatori e meno turisti. Io l’ho fatto la mattina seguente: mi sono svegliata alle 8, ho percorso tutti i 5 km di lungomare in bici per raggiungere l’imbarcadero del traghetto (una piccola barchetta, costa solo 1,90 il passaggio) e ho raggiunto Santona insieme a tanti altri ciclisti e pellegrini che stavano facendo il Camino del Norte. E’ così che ho iniziato finalmente a conoscere persone: in barca, con la musica di sottofondo, sono iniziate le prime chiacchiere tra noi, finalmente mi sono sentita rilassata. Tutto stava procedendo secondo i piani, avrei avuto solo 50 km da percorrere quel giorno, avrei potuto immergermi nel mare da cartolina che mi circondava. Ma è proprio in quel momento che è successo l’irreparabile: scaricandomi la bici dal traghetto, il capitano della barca mi ha rotto il freno posteriore tirando irrimediabilmente il filo del freno a disco.

Inutile descrivervi il mio stato d’animo in quel momento. Ma da piccola Mc Giver ho iniziato a pensare subito a ogni soluzione possibile. Fortunatamente, la soluzione me l’hanno indicata altri pellegrini, soprattutto uno di loro che si è offerto di aiutarmi per trasportare a peso la mia bici fino al primo negozio di biciclette aperto. Che era, sempre fortunatamente, a 2 km da lì. Così siamo riusciti a far aggiustare la bici nell’arco di un’ora, che noi abbiamo trascorso facendo colazione e visitando il piccolo centro di Santona: molto meglio di Laredo, a mio parere, più piccola e più reale, ben curata, con le sue botteghe e i suoi cittadini chiacchieroni.

Alle 12 sono riuscita a riprendere la bici e rimettermi in cammino, scoprendo la parte più bella e caratteristica della Cantabria: ho seguito il Camino sterrato verso il mare e mi sono imbattuta in spiagge da sogno, appezzamenti di terra colorati, animali di ogni genere. Tema costante di tutta la giornata è stato lo splendido profumo di erbe aromatiche e spezie, scaldate dal sole, che mi ha accompagnato a ogni chilometro: difficile dirvi cos’era, credo un mix tra erba medica, salvia e qualche altra pianta essiccata da dare in pasto agli animali che pascolavano allo stato brado nei campi. Qui infatti ogni proprietario terriero possiede un piccolo appezzamento, dove lascia pascolare liberi cavalli, mucche, capre, pecore. Le salite sono dolci e fattibili anche in bicicletta senza troppi problemi, non superano mai il 12%, e per me è stato fantastico.

Prima tappa imperdibile è quella di Noja: una cittadina inerpicata su una collina con un ponte romano che ricorda un po’ il ponte di Tiberio a Rimini, e una spiaggia che sembra uscita da una cartolina. E’ una spiaggia sabbiosa, con l’acqua calma perché è una baia, ma dal bagnasciuga si ergono degli spuntoni di scoglio nerissimi, perfetti per giocare e prendere il sole, che rendono il panorama davvero magico.

 

Seconda tappa, anche se non è una vera e propria tappa, ma un tragitto, è l’entroterra che collaga Noja ad Ajo e poi Ajo a Somo. Un susseguirsi di terreni agricoli, sempre in collina (la pianura scordatevela, ndr) con monasteri in cui fermarsi a meditare, animali che ti osservano, paesini arroccati e medievali e, alla fine di nuovo spiagge meravigliose ovviamente prese d’assalto dai surfisti. Per me un vero paradiso, tant’è che mi sono dovuta fermare più e più volte perché era impossibile rinunciare alla voglia di farmi un bagno in mare.

Una volta arrivata a Somo, la cui spiaggia è davvero incantevole, ho dovuto prendere una seconda barca (l’alternativa era quella di fare altri 26 km in bici alla ricerca del primo ponte) per raggiungere la splendida cittadina di Santander. In questo caso la barca era più grande, un vero e proprio traghetto, dal costo di 4 euro.

E una volta arrivata a Santander… Beh, bocca spalancata ogni minuto. E’ una delle città più eleganti che abbia mai visto, che unisce edifici signorili (non a caso la seconda residenza dei Re di Spagna) a un lungo mare modernissimo, con pista ciclabile e pista per fare jogging. Ogni chilometro c’è una manifestazione di qualche tipo, sportiva o divertente: in un giorno ho visto i campionati di bmx, un super concerto per la “Semana Grande” nella piazza del municipio, tanti banchetti con street food e relativi alcolici nel porto. Basta girare tra le piazze principali per rimanere incantati da tanto sfarzo (è una città davvero molto “pija” come si dice in Spagna, ovvero fighetta): plaza del Cuadro, plaza Porticada, plaza del Ayuntamento. Da non perdere poi la visita allo splendido palazzo della Magdalena e al Casinò. E anche le spiagge presenti in città sono una meraviglia: formando una baia non ci sono onde e si può fare in tutto relax un bel bagno. La più bella è quella del Sardinero.

A Santander ho dato il via alla mia vita sociale lungo il Camino. All’interno dell’ostello De la Facultades, che vi consiglio vivamente, ho conosciuto prima il suo proprietario, un simpatico signore pieno di vita che ha girato il mondo (e si vede per la sua istrionicità), poi alcuni ragazzi che ho più volte ritrovato lungo il percorso e che sono diventati i miei compagni di avventura. Proprio con loro ho deciso di “disfrutar” la movida di Santander: qui ci si diverte davvero. Anche se il giorno dopo, svegliarmi alle 8 per affrontare altri 80 km, non è stato poi così semplice. Ma anche in questo caso il panorama mi ha ripagato di ogni fatica.

A 25 km da Santander si trova una delle cittadine più strabilianti che abbia mai visto. Si chiama Santillana del Mar e la chiamano la città delle tre bugie: non è Santa (la cattedrale non è dedicata a una santa), non è llana (ovvero piano, è pura montagna) e non è nemmeno sul mare. Ma si tratta comunque di un gioiello medievale perfettamente conservato tra le montagne, che saprà incantarvi con le sue viuzze ciottolate, i vecchi granai e i tanti musei. Da non perdere.

 

E dopo altri 30 km sono arrivata a Comillas. Anche in questo caso una città purtroppo molto turistica, ma dal grande fascino. Unisce spiagge davvero incantevoli a un borgo medievale e all’unico edificio progettato e realizzato da Gaudì nel nord della Spagna: El Capricho. Dentro a questa casa, costruita per un bizzarro e ricchissimo mercante che aveva fatto i soldi in sud america per poi tornare ad abbellire la propria città, si nota tutto l’eclettismo di Gaudì: non solo architettura, ma amore per ogni dettaglio, dalle piastrelle fatte a girasole alle panchine di legno installate in casa.

Essendo davvero un posto molto turistico ho faticato a trovare un ostello per quella notte (erano tutti al completo) e ho dovuto optare per un hotel. Che però, anche in questo caso, mi ha incantato: si trova a 5 km in collina, gode di un panorama da favola, immerso tra cavalli, cani e gatti, è dotato di una Spa e camere comodissime. Diciamo che dopo tanto pellegrinare un po’ di comodità me la sono meritata anch’io. E se passate per di lì mi sento di consigliarvelo: http://www.torredelmilano.com/inicio.htm

Da qui sono ripartita il giorno dopo per raggiungere l’ultima cittadina della Cantabria, per poi passare nelle Asturie: San Vincente de la Barquera. Per arrivarci ho attraversato un parco nazionale a cui consiglio a tutti una visita: si chiama Oyambre e nasce lungo l’estuario del fiume che raggiungendo il mare dà vita a una serie di paludi, lagune, laghi che lasciano a bocca aperta per la loro bellezza e pace. Si può comodamente girare passeggiando o pedalando lungo una ciclabile che attraversa tutte queste meraviglie della natura, mostrando flora e fauna che non pensavo possibili in Europa.

 

2 risposte a "Cantabria: salite più dolci, spiagge incantevoli e tanta movida"

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