Le Asturie: bellezza selvaggia con litri di Sidra

COSA FARE. E QUANDO:

  • Visitare il centro storico di Llanes, non perdendo la torre e la basilica di Basilica di Santa María del Conceyu
  • Cenare al porto di Ribadesella, bevendo litri di sidra
  • Contemplare la flora e la fauna delle paludi spettrali di Villaviciosa
  • Visitare il centro storico di Gijon, ammirare il lungomare e l’elogio del horizonte
  • Ammirare il panorama di Luarca e le sue case bianche a strapiombo sul mare dal mirador, prima di scendere in città
  • Se vi piace la montagna, buon divertimento: da Aviles a Luarca è tutta una salita in mezzo al bosco

Superata San Vincente de la Barquera, si entra nelle Asturie. Una regione molto più selvaggia della Cantabria, non per questo meno turistica sulla costa, ma caratterizzata da montagne molto più imponenti (le mie gambe hanno patito molto), strade più scoscese, una natura di grande impatto, con boschi, paludi e vegetazione spesso incolta, e un clima molto più piovoso e fresco (e forse questo è stato un bene visto le grandi salite da affrontare).

Una regione famosa in tutto il mondo per la sua Sidra, un fermentato di mele che viene consumato un po’ come la birra: si trovano cantine sparse un po’ ovunque, di lunga tradizione, e con tanti aromi diversi. E in ogni città ci sono centinaia di sidrerie, dove i camerieri per versarla nel bicchiere devono fare un salto al liquido contenuto dentro alla bottiglia di mezzo metro per ossigenarla e renderla frizzantina. Senza dubbio una di quelle esperienze da provare: è una bevanda dolciastra ma non troppo, perfetta da abbinare al pesce fresco appena pescato.

La prima cittadina che ho incontrato lungo il mio cammino in bici è stata Llanes. Per arrivarci si oltrepassa una foresta attraverso una strada sterrata meravigliosa, che si alterna tra boschi e appezzamenti di terreno dove pascolano le mucche. Llanes è davvero un gioiello: medievale, ogni edificio è in pietra, ha un porto turistico dove si assemblano le persone e i pescatori e un cuore storico, con una rocca e una cattedrale (Basilica di Santa María del Conceyu) ricoperta dai fiori. C’è anche una spiaggia dove prendere il sole e fare surf (quel giorno pioveva quindi io l’ho persa) e si possono ammirare i “bufones”: una sorta di gayser creati dalle onde che si infrangono sulla roccia a strapiombo sul mare.

Da Llanes si procede per una strada che costeggia il mare: attenzione perchè qui la bicicletta è proibitiva e in alcuni tratti (non segnalati) bisogna portarla a mano per via delle numerose rocce e pendii a strapiombo. Una faticaccia, ripagata dalla splendida vista sull’oceano del nord. Il cammino passa proprio all’interno di poderi privati, dove i proprietari lasciano appositamente il cancello aperto, si snoda tra campi, boschi e montagne a strapiombo sul mare. Fino ad arrivare alla strada nazionale che porta fino a Ribadesella. Anche in questo caso, però, il cammino fa una deviazione e si prendono alcune strade sterrate che si snodano in mezzo a ville di campagna molto caratteristiche: un po’ scomodo, ma il panorama merita davvero. E la parte finale, giuro, è una discesa bellissima a strapiombo sul mare che vi ricaricherà di energie positive.

Ribadesella è una piccola cittadina turistica divisa in due parti connesse da un lungo ponte: la prima, portuale, è la più turistica, con bar, ristoranti e vie dedicate allo struscio. La seconda, invece, è dedicata ai residenti e agli hotel, con anche una spiaggia dove fare il bagno protetti dalle onde. Attenzione però alle maree: quì cambiano con una velocità impressionante. Non è molto caotica ed è perfetta per fermarsi un giorno a riposare, coccolati da tanti locali caratteristici che vi serviranno sidra nel loro bizzarro modo. Non preoccupatevi se ne bevete 3-4 bottiglie: la metà cadrà per terra versandola.

Da Ribadesella il Cammino è sempre sterrato, quindi fate attenzione se viaggiate in bicicletta: io mi sono trovata stremata a forza di spingerla su e giù dai dirupi. Inoltre, bisogna stare attenti anche ai segnali, perchè in questo tratto le frecce gialle tendono a disperdersi, soprattutto per i ciclisti. Le spiagge che si attraversano però sono incantevoli, così come le montagne, anche se spesso fanno scendere qualche lacrima di preoccupazione. Personalmente mi sono persa due volte: in mezzo al bosco, infatti, il gps non prende bene.

Finamente, dopo qualche saliscendi nell’entroterra dove non incontrerete più alcun paese (il mare lo rivedrete solo a Gijon e non ci sono bar o ristoranti lungo la strada), arriva una lunga discesa che vi porterà a Villaviciosa, circa a metà strada tra Ribadesella e Gijon. Non si tratta di una cittadina assai caratteristica, ma tutt’intorno si possono ammirare vere e proprie paludi, con vegetazione da film horror annessa, che vi catapulteranno in un altro pianeta. Si tratta del parco naturale della Ria Viciosa,  uno spazio protetto supera i 1000 ettari e gli ecosistemi meglio rappresentati sono le paludi. Ottima tappa dove rifocillarsi prima di ripartire: la strada da quì sarà tutta in salita, fino all’arrivo in città, dove vi attenderanno 7 meravigliosi km di discesa tra ville sfavillanti e un lungo mare da sogno.

Gijon è una cittadina incantevole. Se avessi potuto, mi sarei fermata almeno due giorni per godermela appieno: unisce una zona residenziale moderna e piena di servizi a un centro storico racchiuso in un’isoletta curatissimo e pieno di cose interessanti da visitare, dalle piazze alla torre dell’orologio. Sul lato oceano, infine, un grande parco pieno di skaters e il monumento dedicato all’orizzonte, che in questo caso, si perde nel mare del nord. Di notte pullula di vita: locali, ristoranti, feste… Sia nel centro storico sia sul lungo mare, dove si può tranquillamente ballare fino al mattino. Inoltre è una città molto più avanzata rispetto alle altre dell’Asturia: esistono ristoranti vegetariani e vegani, piste ciclabili, musei e ogni tipo di servizio per i turisti.

Dopo una notte brava, infine, sono ripartita per l’ultima tappa nelle Asturie e che mi ha portato da Gijon ad Aviles per arrivare poi a Luarca. Inutile dirvi che dopo le lunghe salite dei giorni precedenti, e anche di questa tappa (per arrivare a Luarca c’è una montagna da superare senza alcun centro abitato) i miei muscoli erano stremati. Fortunatamente ho incontrato in ostello un ragazzo belga che mi ha riempito di pastiglie e integratori di maltodestrine per far fronte alla fatica e alla disidratazione: è stata davvero una faticata.

Una volta arrivata a Luarca, però, è arrivata la pace: una lunga discesa mi ha portato in questo paesino tutto bianco e a picco sul mare, abitato ancora solo da pescatori e contadini, che tra loro vivono scambiandosi prodotti e piaceri. Non c’è molto da fare, ma è questo il suo bello: ammirare dall’alto il panorama, fare trekking, respirare la natura, passeggiare tra i vicoli storici del centro. La gente è davvero amichevole e in poco tempo ho fatto amicizia con tutti. Tra le persone che ho conosciuto anche un vaquero che all’indomani mi ha portato a fare un’esperienza fantastica: ho vissuto una mattinata in fattoria. Ho pettinato le vacche e i vitellini, ho dato da magiare ai maiali, ho cavalcato un cavallo da carro (il vaquero addirittura lo cavalcava a pelo, da quanto abituato era). Quì è pieno di fattorie e fattori che continuano a vivere così: producendo latte e formaggio, vendendo gli animali, facendo la transumanza d’inverno per spostare gli allevamenti. Se avete bisogno di ritrovare il contatto con madre terra, non dimenticatevi di passare di quì: ci sono pochi ostelli, ma davvero economici. Io vi consiglio di chiamare questo appartamento condiviso: https://www.facebook.com/myky707 (camera privata a 15 euro).

Infine, ecco il mio ultimo giorno nelle Asturie. Fortunatamente, da Luarca, non ci sono più salite “cattive” come quelle dei giorni precedenti, si abbandona l’entroterra e ci si torna a godere il lungo mare. L’ultima tappa in questa selvaggia regione è stata a Tapia De Casariego, una spiaggia davvero incantevole, dove si può sia fare il bagno tranquillamente nella zona protetta dalle onde, sia surf nelle zone con più onda. Ci sono infatti varie calette tra le montagne, ma la spiaggia principale è attrezzata con un bar che prepara ottimi pranzi di pesce, circondata da rocce e montagne per regalarvi un paesaggio da sogno, e non si dimentica del divertimento spagnolo, con importanti happy hour al tramonto. Proprio per tutti questi motivi da un’ora, la mia tappa qui si è prolungata fino alle 19 di sera. Ma niente paura: Ribadeo, prima città della Galizia, era a 10 km di distanza: il tempo di attraversare un lungo ponte… Ma di questo vi racconterò nella prossima puntata.

 

 

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2 risposte a "Le Asturie: bellezza selvaggia con litri di Sidra"

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