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COSA VEDERE. E COME:

  • El Malecon: consigliato al tramonto. Una lunga passeggiata o, se siete sportivi, consigliatissimo per correre (sono circa 8 km)
  • L’Havana vieja: perdetevi nelle sue vie e nelle sue piazze passeggiando, entrate nei cortili delle case, nelle chiese, parlate con chiunque. Bevete una birra in Plaza Vieja (ottimo birrificio artigianale), visitate il museo della Revolucion (costa 10 euro), fermatevi a mangiare in una paludar (aragoste come se piovesse), Per fare tutto questo basta un giorno
  • Passeggiate lungo el paseo del Prado (ricorda un po’ una Rambla decadente, ma la sera è pieno di locali alla moda con musica dance, salsa e reggaetton)
  • Giro in auto fino a la Cabana, potrete ammirare L’Havana dall’alto e un panorama splendido (e poi bisogna per forza usare un’auto anni 50 a Cuba, altrimenti non ci si sente davvero a L’Havana). Contrattate e ancora contrattate sul prezzo per il passaggio in auto: deve costare almeno la metà di quello che vi propongono
  • Per la sera, andate nei locali notturni tra il Malecon e Vedado: discoteche alla moda e piene di vita
  • Escursioni consigliate in giornata: una puntatina a las playas de l’este
  • Plaza de la Revolucion: basta una mezz’oretta o anche solo un passaggio in auto perché una foto con il faccione del Che merita la vacanza

Qui e’ tutto da scoprire. Il comunismo ha ridotto alla fame tanta gente. La gente ti segue e cerca di attirare la tua attenzione, cercando di parlare con te per ore, facendoti da guida e portandoti in giro per la città. C’è chi lo fa per “lavoro” (molti prendono la percentuale dalle attività commerciali in cui ti portano), altri per truffarti qualche soldo, altri ancora in cambio di un semplice mojito perché non hanno soldi nemmeno per comprarsi qualcosa.

Parlare con i cubani di politica è senza dubbio interessante. Sono un po’ timorosi a lasciarsi andare a opinioni personali, ma se si aprono ti spiegano bene come si vive a L’Havana e a Cuba e nessuno è contento, anche se in verità nessuno prova a cambiare le cose. Tutti amano il Che, ma tutti odiano Castro, che li ha ridotti ad avere una vita senza alcuna libertà decisionale. Il vero idolo della rivoluzione cubana è però Cienfuegos: sarebbe dovuto essere lui “el leader”, ma pare che Castro l’abbia fatto ammazzare proprio poco prima di prendere il potere durante un comizio. Nessuno sa dove abiti Fidel Castro, così come Raul, sembrano fantasmi in grado di decidere per una nazione. Tutti si augurano che muoia presto, ma nessuno si organizza per progettare qualcosa di diverso: “Non cambierebbe nulla e si passerebbero solo guai” è la risposta della gente comune. Ai cubani, sembra di essere in prigione. Anche se la gente e’ di un’ospitalità meravigliosa e con il sorriso sempre stampato sulla faccia, nessuno è davvero padrone della propria vita: ti dicono dove devi abitare (se vuoi la casa pagata dallo Stato), dove devi studiare, che lavoro devi fare.

Ho conosciuto un ragazzo, Hansen, vedovo da poco con un bimbo di tre anni a casa: medico, guadagna 150 euro l’anno. “E’ la vita” continuava a ripetere, sorridendo e senza mai lamentarsi. Il suo super sorriso nonostante tutto mi ha colpito e mi sono fatta scortare in giro per L’Havana. Mi ha spiegato un po’ di storia, di politica e soprattutto come evitare fregature. Conosceva benissimo la storia del suo Paese e la sua gente. Sono così, i cubani. A loro piace parlare e ti chiedono di parlare del tuo Paese: vogliono conoscere il mondo attraverso i turisti perché il regime lì ha resi ignoranti. Non c’è internet, trasmettono solo sport in TV,  zero giornali, zero informazione. Ora che Cuba ha aperto le frontiere agli Usa molti stranieri stanno comprando casa, tramite prestanome cubano, ma prima di un anno, forse due, non cambierà nulla secondo i residenti.

La capitale è decadente e viva allo stesso tempo. A L’Havana la metà degli edifici è curata e facoltosa, l’altra metà cade a terra. Cani randagi e gatti magrissimi che cacciano topi girano per le strade, che in genere sono rotte e puzzolenti. Ma la musica arriva da ovunque, da ogni casa, da ogni locale, dagli stessi negozi. E tutti ballano. Anche i vecchietti di 70 anni. Un signore che girava con il bastone e faticava a muovere le gambe, ieri ha sentito una melodia e si è fermato sul marciapiede. Ha appoggiato il suo bastone e ha iniziato a muoversi a ritmo di musica, felice, proprio in mezzo alla strada. Il loro amore per la musica si vede chiaramente, non riescono a parlare per più di due minuti senza citare qualche canzone o qualche cantante. Forse perché la musica è l’unica cosa che lo Stato non può togliere loro, il loro orgoglio.

Nel mio peregrinare per la capitale, ho conosciuto anche Miguel, detto Michele (tutti hanno soprannomi italiani, forse per fidelizzare con i turisti), un vero truffatore. Gentile e colto, ma aprofittatore. Prima cerca di compiacerti, portandoti in giro per la città (mi ha fatto visitare la terrazza Hemingway, da cui si può ammirare L’Havana dall’alto e mi ha fatto fare un giro in una classica auto anni 50, con tanto di reggaetton sparato in radio). Poi, ti frega: cerca di portarti alle paladar (ristoranti a gestione famigliare fino a qualche anno fa clandestini, ora sono arrivate le tasse anche per loro) più costose per farci la cresta, ti rivende cohiba fatti uscire dalla cooperativa che li produce per prendersi la percentuale (buoni eh, ma i prezzi per Cuba sono altissimi). Era comunque una persona molto interessante con cui parlare per le sue esperienze di vita. A lui, ad esempio, la crisi non spaventa: “Quando non ho soldi sto con le anziane francesi che pagano bene”. Mentre la famiglia lo aspetta a casa. Il tutto, in perfetto stile cubano: sempre con il sorriso.

Un paese strano, Cuba, davvero contraddittorio. Mangiano aragoste fritte e non bollite per una questione di conservazione del pesce: non hanno il freezer. Hanno il pesce più buono del mondo a prezzi stracciati (lo pescano davanti casa, anche se teoricamente serve sempre un permesso rilasciato dallo Stato), ma preferiscono il maiale. Odiano stare in casa e ti trovi tutte le famiglie riversate lungo le strade, perché non hanno soldi per andare nei locali o nei bar. Ma se si visita Vedado, zona in cui abitano i diplomatici, allora è tutto nuovo, bello, brillante.

In qualsiasi posto tu vada, tranquillo, che il migliore mojito di Cuba ce l’hanno loro. Ci sono poi i bar commerciali che ricalcano le orme di Hemingway e ne vendono il nome: Sloppy joe’s (unico dove si beveva durante il proibizionismo e in cui si rifugiavano gli statunitensi) la Bodeguita e la Floridita. Tutti pieni di turisti e molto cari: da evitare. Di notte, ovvio, fino alle 24 si balla salsa, poi raggaetton. Ma, sinceramente, tra fuso orario e le lunghe passeggiate diurne alle 2 crollavo già di sonno e non mi sono goduta tanto la movida. Ho preferito fare lunghe corse lungo il Malecon (8 chilometri di lungomare, in cui non si può fare il bagno, ma ci sono comunque ombrelloni e lettini davanti ad alcuni locali) al tramonto e godermi il panorama. Ho avuto la fortuna di trovarmi a L’Havana mentre c’era la biennale d’arte e lungo il Malecon c’erano una decina di installazioni artistiche molto divertenti: da una scala alzata verso i propri desideri a una statua di forchette contro la fame nel mondo.

Questa e’ stata L’Havana per me: un’ondata di umanità divisa tra uno spirito allegro da far invidia a chiunque e una grande disperazione e rassegnazione verso le condizioni di vita che sono costretti a sopportare.

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