COSE DA FARE. E COME

  • L’escalera del cierro San Bernardo: 1041 gradini di passione, per un chilometro in salita, che ti porta ad ammirare un panorama stupendo di tutta la città
  • Perdersi per le vie del centro, da parque San Marti a Plaza 9 Junio, godendosi l’architettura coloniale
  • Vivere la movida di calle Balcarce
  • Una visita a la inglesia de San Francisco e al suo chiostro
  • Visitare il museo archeologico Alta Montana per scoprire la cultura dei nativi Andini e degli Incas

Basta un giorno in Argentina per capire che in Europa stiamo sbagliando tutto. Qui guadagnano meno di noi, ma vivono decisamente meglio di noi. Non è tutto assoggettato al denaro come in Occidente e si dedica tempo agli altri valori, come quello della reciproca conoscenza e della gentilezza. C’è ancora il tempo libero, la gioia di spendere mezz’ora parlando con degli sconosciuti per strada, aprendo il proprio cuore alle meraviglie del mondo e soprattutto gustandosele, senza capitalizzare i minuti liberi in denaro e perdendosi così tutto il resto. Si guadagna decisamente in qualità di vita. Voglio quindi iniziare a parlarvi del mio viaggio in Argentina, un viaggio che ho sempre sognato per affinità personali a questa popolazione, partendo proprio dalla caratteristica che più mi affascina di queste persone, che siano portenos, di Salta o di Ushuaia: sanno gustarsi il tempo libero e non vivono per lavorare, pur essendo avanzati e competitivi. Come non invidiare chi ha ancora la capacità e la coscienza di capire che il lavoro non è tutto e non si è trasformato in un automa dalla testa china e senza altri principi che non siano quello del guadagno? Qui c’è calore umano.

Di esempi ne sono susseguiti, anche in sole 48 ore di permanenza: dopo aver chiesto delle informazioni stradali a tre persone, tutte e tre si sono fermate a parlare con noi, curiose di sapere chi eravano e cosa stavamo facendo, parlandoci di loro e invitandoci addirittura al cenone di capodanno a casa loro. L’altra sera, non appena sono arrivata a Salta, dopo due giorni di voli aerei interminabili, ho conosciuto un gruppetto di giovani con cui sono andata a bere una birra (la Salta, per la precisione, sono molto orgogliosi dei loro prodotti locali). Mi sono fermata a parlare di politica con uno di loro: Cristina Kirchner, dopo due mandati, è stata scalzata appena 15 giorni fa dal suo rivale liberale Maurizio Macri (di origini ovviamente calabresi): una svolta per l’Argentina non più Peronista. Stanca, a un certo punto volevo tornare in albergo. Uno di loro si è gentilmente offerto di accompagnarmi a piedi fino all’hotel, per non mettermi in pericolo, senza secondi fini. Ecco, dopo appena 24 ore, ieri sera, scendendo nella hall dell’ostello dove alloggio, ho trovato una rosa con un bigliettino: il numero del ragazzo che mi aveva accompagnato la sera prima. Probabilmente non lo rivedrò mai più, ma qui c’è ancora il gusto per la gentilezza e per voler stupire. Cosa che da noi non esiste più da un bel po’. Come non amare questo posto? Così tutti: anche le famiglie di sconosciuti. In aereo ero seduta vicino a una famiglia con due bimbi, la mamma era originaria di Salta. Mi hanno raccontato cosa fare una volta arrivata e mi hanno aspettato fino al momento in cui ho trovato un passaggio in taxi dall’aeroporto al centro, dandomi anche il loro numero per eventuali emergenze. Hanno contrattato loro il prezzo per evitarmi fregature. Sfido qualsiasi straniero ad arrivare in Italia essendo trattato con così tanta gentilezza.

Ma entriamo nel vivo della vacaza. La prima tappa, appunto, è stata proprio Salta. In verità il viaggio è stato davvero molto lungo e difficile. Non solo il mio volo da Roma a Buenos Aires è arrivato con 12 ore di ritardo (fortunatamente la compagnia Aereolineas Argentinas mi ha pagato l’albergo per farmi riposare comoda), partendo così alle 5 del mattino, ma è stato anche un susseguirsi di turbolenze durante le 12 ore di volo. Da Buenos Aires, poi, ho dovuto prendere il bus Ar per cambiare aeroporto e farmi un’ora di bus per prendere il volo verso Salta, che è durato altre due ore. Morale: sono arrivata in città alle 23.30. L’ostello dove dovevo andare era chiuso dalle 20, così ho dovuto cercare pure una stanza in un altro hotel.

Salta è una cittadina a nord ovest dell’Argentina, sulle Ande che confinano con la Bolivia e il Chile. E’ a misura d’uomo: 600mila abitanti. E’ un buon centro in cui vivere per poi esplorare i paesaggi andini, in cui non manca nulla, dai servizi ai cittadini alle grandi avenidas, dalla via dei locali della movida ai parchi naturali. La popolazione è molto diversa da quella delle grandi città argentine: il legame con in locali, ovvero gli andini e gli Incas, si nota tantissimo nei tratti genetici delle persone. Sono tutti piccoli e scuri. La musica popolare, chiamata folklore, è un mix di sonorità peruviane, messicane e flamenche, così come i costumi tradizionale dei ballerini. Il piatto regionale è la carne di lama. E, anche se mi è spiaciuto mangiarlo, devo ammettere che è davvero molto buona.

D’estate ci sono circa 35 gradi di giorno, a un’altezza di circa mille metri. Se non piove c’è davvero molto caldo.

Il primo giorno ci siamo dedicate alla scoperta della città. Una giornata basta per vederla tutta, sempre che non si perda una mattina per cercare di cambiare gli euro in pesos argentinos come abbiamo fatto noi. Qui infatti è impossibile trovare banche che cambino i soldi facilmente: in Argentina è molto complicato prelevare e cambiare contanti. E le stesse banche ti consigliano di rivolgerti al mercato nero, che di nero non ha proprio nulla: il denaro si cambia in splendidi uffici moderni, ben arredati e organizzati con macchinari innovativi per contare le banconote. L’unica cosa e’ che non sono riconosciuti dallo stato. Da evitare invece i venditori in strada: chiedete direttamente alle banche a quale ufficio “in nero” affidarvi (probabilmente il cambio arriva direttamente da loro).

Tutta l’architettura di Salta è in stile coloniale spagnolo: case basse e coloratissime, portoni larghi e terrazze di legno. Tra plaza 9 Julio e parque san Marti (generale che liberò l’Argentina dagli spagnoli, a cui è dedicata tutta la città) si trovano poi gli edifici più belli e caratteristici: la chiesa di San Francisco è sicuramente l’opera più conosciuta. Dipinta di rosso e oro è un meraviglioso colpo d’occhio, così come il suo chiostro (aperto fino alle 18.30). C’e’ poi il convento di San Bernardo e i vari edifici comunali e provinciali, le cui cupole colorate risplendono sotto al sole.

Da parque san Marti parte la teleferica per raggiungere la cima del cerro San Bernardo, colle ai piedi del quale c’e’ un monumento dedicato alla memoria dei tantissimi desaparecidos torturati durante la dittatura post petroniana degli anni ’80. Solo negli ultimi anni si è iniziato a parlarne e a scoprirne le verità nascoste.

Per gli sportivi o i religiosi, è possibile salire in cima al cerro (1500 metri circa), usando una scala composta di 1041 gradini che corrisponde alle 14 fermate della via Crucis. Ovviamente io ho scelto di salire camminando. E la varietà di persone incontrate lungo il mio cammino è stata molto ampia: c’era chi camminava pregando, chi con l’ipad correndo per tenersi in forma, chi a manina con la propria fidanzata per approfittare delle radure in mezzo alla fitta vegetazione. Poi c’eravamo noi, che osservavamo tutti gli altri quasi stupite.

Una volta in cima, il panorama è splendido: si vede tutta la città e  i piedi delle Ande. C’è una cascata artificiale con mille giochi d’acqua e una palestra a cielo aperto, molto valida e attrezzata, per gli amanti dello sport.

I negozi sono aperti fino alle 14 la mattina e dalle 17 alle 21 la sera. Gli orari sono quelli spagnoli: non si cena prima delle 22 e non si va a ballare prima delle 3 del mattino. La vita notturna si svolge prevalentemente in calle balcarce: un susseguirsi di bar, ristoranti, locali con musica dal vivo, bowling club, che portano direttamente alla stazione dei treni da dove parte il “tren de las nubes”, tour panoramico tra le Ande (attualmente fuori servizio perché gli acquazzoni estivi hanno provocato vari allagamenti).

Da qui partono i vari tour per le Ande… Ma questo ve lo racconterò nel prossimo post…

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