COSE DA FARE. E COME

  • Escursione a las Salinas grandes, un lago di sale tra le montagne
  • Fermarsi a dormire a Purmamarca e arrampicarsi sulle montagne al tramonto o all’alba per godere del panorama del cerro de Los 7 colores
  • Escursione a la quebrada de Humauaca per conoscere la storia degli Incas con una tappa a Tilcara
  • Escursione a Cafayate e godersi il panorama di cactus, sabbia e canyon
  • Provare il malbec salteño e el Torrontes

Salta è il punto di partenza di tantissime escursioni sulle Ande che separano l’Argentina dal Cile e dalla Bolivia. Un altipiano enorme con spettacoli della natura che vanno da montagne colorate a laghi di sale a 4100 metri di altezza, da villaggi hippy che venerano il dio sole a necropoli Incas. Per organizzare le escursioni basta rivolgersi a qualsiasi agenzia di Salta: se ne trovano in ogni strada del centro.
Per conoscere e godersi le realtà dei vari paesini è meglio fermarsi a dormire almeno due notti fuori Salta, evitando di tornare in città ogni volta (e così si evita pure di svegliarsi alle 7 del mattino per ogni escursione). Ed è proprio girovagando tra i vari paesini che si conoscono le persone più interessanti: gli ostelli infatti sono pieni di giovani giramondo che vogliono attraversare l’Argentina percorrendo la ruta national 40, che parte dalla Patagonia per terminare in Bolivia (5mila chilometri di strada in mezzo allo spettacolo della natura: da fare in moto sono una figata pazzesca, non a caso li aveva fatti pure il “Che”). Il classico viaggio che almeno una volta nella vita bisogna fare, per conoscere se stessi oltre che le meraviglie del sud America. Si incontrano studenti, disoccupati, persone che vogliono staccare la spina da una realtà che gli sta stretta, gli avventurieri di tutto il mondo.

Così ho conosciuto Facundo, 32 anni, di Buenos Aires. Giornalista che lavora in banca perché in Argentina così come in Italia ormai il giornalismo che non sia il copia incolla è morto e non ti fa guadagnare poi molto. E’ partito per un viaggio da solo per superare un periodo sfortunato della sua vita, staccare la spina e ritrovare l’equilibrio. “E’ il mio primo viaggio da solo. E ho capito che quello che rende di te una persona piuttosto che un’altra non e’ non aver problemi, ma il modo in cui li affronti”. Tra giornalisti ci piace così poco parlare e siamo così poco curiosi che ogni escursione terminava con noi che facevamo le 3 del mattino davanti a una bottiglia di vino e parlando di tutto, dalla filosofia alla politica internazionale, dalla questione delle Malvinas all’Unione europea, dai desaparecidos al terrorismo degli anni 80 italiani. Ho conosciuto poi David, 25 anni, messicano: ha perso il lavoro e prima di trovarne un altro ha voluto prendere del tempo per sé, per capire esattamente cosa vuole fare nella vita. Ha vissuto a lungo anche in Europa e conosce bene il mondo e come divertirsi con le persone di ogni paese: una persona interessantissima. Altre due scoperte sono state Adrien e Arnaud, due fratelli di Marsiglia (24 e 33 anni) che dopo due anni di lavoro schiavizzante in ospedale hanno deciso di licenziarsi e attraversare tutto il sud America, sei mesi di viaggio all’estero. “Perché? Se non lo facciamo ora quando lo facciamo? La vita è più importante del lavoro”. C’e’ poi Edu, un cantante che suona nei vari bar della zona, che non vuole fare altro nella vita: “Io sono felice così, non sono i soldi che mi rendono felice, ma la musica e la gente che conosco”. Ogni persona che ho conosciuto quindi aveva il proprio viaggio da compiere, più interiore che geografico. Ma muoversi e vedere diverse realtà mente lo percorri ti aiuta sicuramente a essere una persona più consapevole del mondo e della natura umana. Ed è forse proprio questo aspetto che ci ha uniti molto.

In questi contesti internazionali ti rendi conto quanto la globalizzazione sia per certi versi un male, omologando molto le nostre generazioni, ma per altri ti faccia sentire ovunque a casa. Mi sono ritrovata a parlare con loro per un pomeriggio dell’ultimo mondiale di rugby, di Breaking Bad e di House of cards. Li ho fatti ridere come dei bambini mostrando loro le vignette su Bocelli e ho imparato che la Corona, la birra, in Spagna la chiamano Coronita per imposizione statale: l’unica corona che può esistere è quella che indossa la famiglia reale. Insieme abbiamo assaggiato foglie di coca (nulla a che vedere con la cocaina, non pensate male), bevuto mate (infuso tipico argentino) e parlato di come funziona il narcotraffico in sud America. Il gran finale è stato poi quando ho conosciuto una signora di Perth (Australia), che dopo aver vissuto un anno a Livorno nel 1990 con il marito (allenatore di rugby) tifava Rugby Rovigo.

Ma oltre alla meraviglia della gente che si incontra in viaggio, in Argentina c’e’ anche la meraviglia della natura. Purmamarca è un paesino a 2600 metri (non fatevi ingannare: mi sono ustionata restando sotto al sole in costume) con quattro strade in tutto, tante bancarelle e tanti bar dove ballare e ascoltare musica folkloristica. Il paese è circondato dal cerro de Los 7 colores: montagne che hanno assorbito molti minerali quando erano ancora rilievi sottomarini, riportandone le sfumature: dal rosso al giallo, dal rosa al verde, dell’azzurro al grigio e al bianco. Ora mostrano i loro colori brillanti sotto il sole, dando vita a un paesaggio mozzafiato. La natura qui riesce a unire elementi marittimi a elementi montani, creando un altipiano unico al mondo.
Così la salinas grandes: un tempo era tutto sotto il livello del mare, poi, rimase in questo grande altipiano alto 4100 metri solo un lago di sale, che ancora si lavora e si utilizza. Uno specchio bianco in mezzo al rosso delle Ande. Tilcara e Humauaca invece sono paesi in cui la cultura Inca è ancora molto forte. La loro bandiera è color arcobaleno, come quella della pace o dell’orgoglio gay. Cacciati dagli spagnoli si rifugiarono in necropoli costruite in cima a queste montagne, aride apparentemente, ma se coltivate molto rigogliose. Questa zona è molto religiosa e spesso capita di vedere chiese e cimiteri coloratissimi in mezzo ai rilievi montuosi. Il loro idioma è il quechua (e così ho capito cosa significa la marca della Decathlon).
Il bello di Cafayate infine è il viaggio per raggiungerla: si attraversa una sorta di gran Canyon di rocce rosse di tutte le forme, con panorami mozzafiato. Per terra tantissima sabbia: una volta tutto questo era un paesaggio marino. E la vegetazione è composta da prati verdi alternati a sabbia e cactus.

Tra un panorama e l’altro, poi, degustate un po’ vino della zona: l’Argentina ha vinto il premio come migliore Malbec del mondo. Personalmente preferisco El torrontes: bianco, fresco e dolce. D’estate e’ perfetto. Protagonista principale di tutti i paesaggi è il lama, che merita una parentesi. L’animale più bello e buffo del mondo. Lo usano come mezzo di trasporto, come cibo e per la produzione di lana. Mettiamo fine alla leggenda metropolitana che il lama sputa negli occhi delle persone: questi animali sputano solo se li disturbi mentre stanno mangiando, altrimenti sono mansueti e coccoloni.

Informazione di servizio: io personalmente sono partita da Salta, sono andata a Las salinas, mi sono fermata a dormire a Purmamarca, sono ripartita per Humauaca, sono tornata a Salta e sono ripartita per Cafayate. Ognuno però può percorrere il tour che preferisce: c’è solo da prendere una mappa e sbizzarrirsi, scoprendo sempre posti nuovi.

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