Buenos Aires 2, tra Evita Peron e Papa Francisco

COSA FARE. E COME.

  • Passeggiare in plaza de Mayo alla scoperta della storia Argentina, tra le proteste de las abuelas per i desaparecidos e la casa Rosada
  • Visitare la Catedral dedicata a Bergoglio
  • Visitare la tomba di Evita Peron a la Recoleta e leggere la storia del suo corpo: fino all’82 era stato nascosto a Milano perché tutti lo volevano
  • Dietro la stazione del Retiro guardare (senza entrarci, meglio) le baraccopoli che ormai stanno diventando sempre più grandi in città
  • Visitare il quartiere Flores: non c’è molto ma qui il parroco era Bergoglio e tutti se lo ricordano come il loro prete

Il guaio è che oltre a scrivere questo blog sto continuamente vivendo delle esperienze emozionanti, quindi riesco ad avere poco tempo da dedicare alla scrittura. Ma, visto che ho deciso di tenervi sempre aggiornati su quando sto vedendo e su questo fantastico paese, ecco la seconda puntata dedicata alla città di Buenos Aires. Non è possibile infatti parlare di questa città senza menzionare due degli idoli assoluti dell’Argentina: Evita Peron, l’attrice che conquistò il cuore degli argentini come moglie del presidente Peron (morta a soli 33 anni per un cancro) e Papa Francesco. Il centro nevralgico della capital Federal, plaza de Mayo, è infatti un continuo rimando a loro.

Impossibile non pensare ad Evita guardando la casa Rosada, dal cui balcone si affacciava per parlare al suo popolo. Ancora oggi qui sotto si riuniscono i vari gruppi che protestano contro qualcosa: il più famoso è il girotondo delle abuelas dei desaparecidos degli anni 80. Perché questo storico edificio, sede del governo, è rosa? C’è chi dice sia stato un compromesso tra parti politiche, identificate con rosso e bianco, chi invece dice che si sia mescolata la calce con il sangue di vacca, come si usava fare un tempo. Tutta la piazza è circondata da grate antisommossa, perché le proteste sono ancora molto frequenti.

A due passi, poi, si incontra la catedral de Buenos Aires, dove non solo esercitava papa Bergoglio prima di diventare Papa, ma è a lui dedicata. A breve ha annunciato il suo ritorno in Argentina e inizierà il suo viaggio proprio da qui. Non è venuto prima per evitare di essere compromesso con la campagna politica presidenziale (i suoi litigi con la Kirchner sono ben noti a tutti gli Argentini). Per capire il legame tra il popolo argentino e Bergoglio basta visitare il quartiere Flores, dove il Papa un tempo era parroco: qui tutti lo conoscono e sono cresciuti con lui. Ho avuto la fortuna di conoscere questo quartiere, residenziale e senza attrazioni turistiche, grazie a Diego, un amico conosciuto in Repubblica Dominicana che mi ha gentilmente aiutata nel mio viaggio. Vive qui con i suoi gatti persiani (una sorta di allevamento) e si ricorda bene di Bergoglio.

Visitando il microcentro si possono vedere quindi i simboli più noti di Buenos Aires, come ad esempio il famoso obelisco di avenida 9 julio. E posso dire che in Argentina si riscopre l’importanza della ztl. Io, che sono un’acerrima nemica delle ztl in Italia, ho dovuto ricredermi. Qui ogni piazza, dalla più bella alla più storica, è aperta al traffico. Ed è un caos enorme: nessuno fa passare i pedoni, tutti restano in colonna per ore, il paesaggio è rovinato dallo smog e dai continui rumori di motori e clacson. Le uniche vie pedonali di Buenos Aires sono calle Florida e il Caminito.

In questi giorni, poi, è partita da Buenos Aires la Parigi Dakar, che da 9 anni si svolge in Argentina per evitare problemi di sicurezza ai piloti. I grandi alberghi del centro erano presi d’assalto da camper, moto, auto, fuoristrada e qualsiasi altro mezzo che avrebbe partecipato alla famosa competizione. Peccato che, ora che è appena passata per Cordoba, abbia già fatto registrare 10 morti tra il pubblico in un incidente.

Per capire poi cos’è Buenos Aires, poi, consiglio due cose. Una positiva e una negativa. Se dovete andare alla stazione del Retiro, da dove partono i bus e i treni, guardate le vie laterali che si sviluppano sul retro della stazione: sono vere e proprie favelas. Purtroppo, come in tutto il sud America, sono presenti anche qui. E i poveri sono davvero molti. Non è consigliato visitarle, ovviamente, sono centro di spaccio e crimini, ma guardarle da lontano fa capire che comunque ci sono sempre dei problemi da superare. La seconda cosa che vi consiglio, che vi farà sorridere, è di mangiare almeno una volta tutta una parillada: ci sono tagli e tipologie di carne che noi non immaginiamo nemmeno, come la molleja (ghiandole salivari della mucca) o una salsiccia di sangue coagulato, oltre al rognone, il pollo, il maiale e ovviamente la mucca. Non fate gli schizzinosi: è tutto buonissimo, ogni cosa va assaggiata. Se siete amanti del pesce… beh, qui non è molto diffuso: ne potete trovare un po’ solo in zona la Boca, ma soprattutto di fiume.

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