El Tigre, la Venezia degli sport acquatici

Chi l’ha detto che a Buenos Aires non c’e’ il mare? Forse proprio il mare come lo intendiamo noi italiani no, ma un insieme di isole sul delta di un fiume, dove si può fare il bagno, praticare sport acquatici e godersi un week end immersi nel verde, sì.
Si chiama El tigre, meta preferita dei porteños il fine settimana. Immaginate una Venezia, ovvero un insieme di isolette collegate da vari ponti, che compongono un paese dove bici e auto non esistono e chi vive lì gira sempre con la propria barca. Al posto degli edifici storici, però, una serie di villette eleganti, ma in stile palafitta, circondate da una foresta tropicale e spiagge affacciate sul delta del fiume che sfocia poco a nord di Buenos Aires. Una meraviglia naturale, che vi regalerà un giorno di relax lasciandovi una sola perplessità: il colore dell’acqua. Il fiume, dove tutti fanno il bagno e si tuffano allegramente dai vari pontili è letteralmente marrone. E il fondo è fangoso. Insomma, perdonate il francesismo, ma la prima impressione che si ha è quella di nuotare in un fiume di… cacca. Superato il primo momento, anche i più schizzinosi però si fanno coraggio: si tratta di acqua marrone perché qui la terra e’ molto ferrosa. L’acqua è pulita e fresca, semplicemente scorrendo alza molta terra colorata. Ed e’ difficile trovare in Argentina un mare o una spiaggia che non sia di questo colore. Basta solo abituarsi.

Ogni bar o ristorante ha la propria spiaggetta privata. Io sono andata al Delta Point, una spiaggia in cui si possono praticare tutti gli sport acquatici: dal wakeboard (ovviamente con la barca, non con il cable) alle moto di acqua, dal sup al kayak. Sono arrivata al Tigre infatti grazie a un amico conosciuto in Repubblica Domenicana, amante del surf e del kit. Siamo come una grande famiglia: in giro per il mondo ci riconosciamo e ci indirizziamo verso i posti più divertenti. Grazie a un’ora in kayak ho scoperto che dietro a queste isolette graziose c’e’ una vera e propria foresta tropicale: piante verdi lussureggianti, rami che sbucano dai canali, animali di ogni tipo. Consigliato vivamente di spezzarsi dell’antirepellente prima di partire. Il locale è rifornito di ogni genere di servizio, dalle docce ai bagni, dal ristorante hamburgheria alle amache e lettini e giochi per i bimbi.
Il proprietario del posto, unico importatore in Argentina del marchio RRD e che possiede varie scuole di kite lungo la costa del sud, e’ gentile e simpatico e dopo tante chiacchiere (chissà perché chi fa kite è sempre un passo avanti e alla fine ci si riconosce in giro per tutto il mondo) mi ha portato a fare un giro per l’isola con la moto d’acqua. Un pazzo scatenato, ovviamente, ma mi ha mostrato vari angoli nascosti: c’e’ la spiaggia nudisti, la spiaggia privata di vari sindacati (ogni categoria ha il suo è qui si che sono potenti), una casa/centro culturale e le varie stazioni di rifornimento per le barche. Ogni casetta ha accesso al fiume, nei modi più spettacolari: scivoli, funi per lanciarsi, carrelli su rotaie…

Ci sono persone che vivono al Tigre tutto l’anno, ci sono quelle che possiedono la seconda casa e ci sono infine quelle che affittano un appartamento (cabañas) per un fine settimana ogni tanto. Le case qui non costano molto, a detta dei portenos.  Passeggiando non è raro infatti trovare gruppi di amici che si preparano un asado o coppiette su un’amaca che aspettano il calar del sole. Per chi e’ andato li come me con una lancia pubblica, invece, gli orari sono tassativi: alle 7 passa l’ultima lancia per la stazione del Tigre. Se si perde (come e’ successo a me) bisogna camminare chilometri per prendere l’ultimo passaggio possibile alle 7.30 in una fermata pubblica. Poi si è obbligati a prendere un taxi o rimanere lì a dormire. Insomma, è Venezia in tutto e per tutto.

COME ARRIVARE DA BUENOS AIRES:
ogni giorno partono dalla stazione dei treni del Retiro centinaia di navette. Il prezzo è lo stesso della metro e partono ogni 20 minuti.  Il tragitto dura circa un’ora. Consiglio di vestirsi bene: l’aria condizionata è gelida. Una volta arrivati in stazione del tigre, attraversare la rotonda e prendere una lancia pubblica (io l’ho pagata 90 pesos a/r) verso la destinazione che si vuole raggiungere. Il giro in barca per i vari rami del delta è molto suggestivo. E mi ha pure ricordato il mio Delta del Po. Se si sviluppasse un turismo simile sarei molto contenta… e visto che noi ci lamentiamo sempre dell’Adriatico, gli argentini ci hanno dato una lezione: anche se l’acqua è marrone, con i giusti servi

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