COSA FARE. E COME.

  • Passeggiare (e fare jogging) al parco de San Martin, ammirando la natura con tanto di pista segna chilometri
  • Salire fino al cerro de La Gloria e gustarsi il panorama e all’inglesia del Challao ) in auto) per ammirare questa nuova costruzione di vetro
  • Fare un escursione alle terme di Cacheuta e rilassarsi tra le montagne
  • Degustare vino tra le bodegas che producono il Malbec più buono dell’Argentina
  • Fare un’escursione in Alta Montagna, fino al confine con il Cile, per vedere il ponte dell’Inca, i panorami di Uspallata (proprio qui hanno girato 7 anni in Tibet), le attrezzate stazioni sciistiche (ovviamente aperte solo durante il loro inverno) e la cima sempre innevata dell’Aconcagua (oltre 6600 metri)
  • Fare una giornata di rafting o turismo avventura a Potrerillos

Dimenticatevi l’Argentina che vi ho raccontato finora. Mendoza è una città molto diversa, non tanto come abitanti (la gentilezza e il sorriso è la caratteristica comune a tutti gli argentini), ma come aspetto. I suoi edifici sono bassi e senza particolari fronzoli, le strade sconnesse e piene di buche, le piazze molto verdi e senza monumenti di rilievo. Ma Mendoza è come una regina, incoronata dal profilo delle Ande che la circondano e la impreziosiscono di un panorama che la rende speciale, di notte e di giorno. Proprio sulle Ande, infatti, si nascondono i tesori che rendono Mendoza la perla della cordigliera: dal lago azzurro chiaro di Potrerillos alla cima della montagna amata da tutti gli scalatori, l’Aconcagua, dalle acque termali di Cacheuta agli ettari coltivati con i vitigni di Malbec, Syrah, Cabernet. Impossibile soggiornare a Mendoza senza visitare tutta la regione che la circonda. Ma prima di parlare delle tante escursioni che rendono l’esperienza di Mendoza indimenticabile, vorrei parlarvi di questa città, così semplice ma così indimenticabile.

Mendoza è una città verde. Ogni piazza è circondata di piante, alberi, e fontane. Le piazze sono i punti di incontro dei giovani, soprattutto quando le scuole sono aperte, in cui ci si può sedere su una panchina all’ombra di qualche albero per ascoltare la musica degli artisti di strada o guardare le bancarelle degli artigiani, come succede in plaza Indipendencia. Ci sono poi diversi parchi. Il più grande e d’effetto è parco San Martì, a cui si accede oltrepassando un cancello che fa invidia alla reggia di Versailles. All’interno è attrezzato per gli sportivi, con tanto di conta chilometri per i vari percorsi per runners e per chi usa i roller. Nel bel mezzo del parco c’è un lago artificiale, circondato dalla natura e da statue, oltre che un’isoletta artificiale. C’è poi il parco central, realizzato per riqualificare un quartiere degradato, dove si può prendere il sole guardando giovani ballare break dance, suonare, arrampicarsi su nastri colorati. Se non bastano i parchi, ci sono le vicine colline: il cerro de la Gloria, dove svetta il monumento della città, preso di mira da decine di turisti ogni giorno. Oppure la zona di Challao, dove si può visitare la moderna ed enorme chiesa di vetro. Ma Mendoza è verde anche nei locali e nei bar: consigliassimo il ristorante El Mercadito, in calle Aristides, dove si può mangiare sano e bere ottimi succhi di frutta. Si trova anche a Chacras, un verde quartiere residenziale consigliassimo per passeggiare lontano dall’afa della città.

Questa è una zona in cui si possono trovare alcune ottime cantine di vino, come anche a Maipu. Personalmente ho visitato la cantina Nieto Setenier, dove tra un sorso di Malbec e uno di Cabernet si può anche passeggiare a cavallo tra i vigneti. L’atmosfera è decisamente romantica e molto italiana: la cultura del vino a Mendoza è stata portata proprio dai primi Italiani migranti, che hanno trasmesso a questa terra tutto il loro amore per l’enologia e la tecnica per produrre quello che è diventato uno dei vini migliori del mondo. Si può dedicare un intero pomeriggio alla visita delle cantine, dalle più costose e note alle più piccole, ugualmente ottime. Ma si può anche partecipare a degustazioni guidate, abbinate a vari cibi e a dell’ottima cioccolata. Da italiana, lasciatemelo dire: il Malbec di Mendoza merita davvero, soprattutto se abbinato alla loro carne o alla picadas (pezzi di carne e formaggio). Unica nota dolente: quando si consuma vino rosso nei locali, qui, hanno il vizio di metterlo nel ghiaccio. Quindi, quando lo ordinate al ristorante, chiedetelo temperatura ambiente.

Mendoza è una città divertente, ma anche tranquilla. La brulicante calle Aristides infatti, dopo un referendum popolare, ha abolito le discoteche (bolichos) e ha trasformato tutti i locali in ristobar. Chiudono tutti verso le due, ma ciò non toglie che si possano trascorrere serate movimentate con gruppi che suonano dal vivo, spostandosi  poi – per chi vuole – nella zona del bolichos, dove ci sono tutte le discoteche, ovvero verso Chacra. Ma il principale divertimento dei mendozini è quello di organizzare serate e asados con gli amici e la famiglia. Riescono a organizzare asados dappertutto, anche lungo la strada o nelle piazzola di sosta delle auto. I nostri vicini di casa, ad esempio, non avendo un giardino riuscivano a cucinare lungo il marciapiede. Rigorosamente con tavolo e sedie e griglia sull’asfalto. L’atmosfera di Mendoza ricorda un po’ l’Italia degli anni sessanta: tutti i vicini di casa si salutano e si conoscono, si danno una mano a vicenda per le faccende domestiche, per portare fuori il cane o per controllare qualcosa, si resta a chiacchierare per ora davanti ai portoni, si conoscono tutti i gossip del vicinato e di ciò che succede in città. Sono tutti estremamente gentili, come in tutta l’Argentina: rispondono a qualsiasi domanda dei turisti, gli indicano strade e vie, addirittura se vedono qualcuno in difficoltà sono loro i primi a fermarsi.

Mendoza l’ho vissuta a metà tra l’essere una turista e l’essere perfettamente inserita in un gruppo di amici. A Mendoza infatti ci sono capitata per visitare due miei cari amici, a cui ho  dedicato il mio post precedente, che mi hanno portato fuori con loro tutte le sere e mi hanno coinvolto nella loro vita come una vera Mendozina. Abbiamo organizzato asados (in allegato il video in cui Fernando, l’asador, spiega come rendere la propria grigliata un capolavoro: la preparazione di un asado varia dalle due ore all’ora e mezza per cuocerlo come si deve) e mi hanno spiegato come si vive la realtà di questa splendida città sulle Ande. Ho partecipato a un matrimonio organizzato nel club di hockey dei miei amici, club Aleman, in cui abbiamo ballato la cumbia (il ballo popolare argentino) e il raggaeton, mangiato empanadas alle tre del mattino e bevuto fernet fino alle 6, oltre che aver giocato con una macchina per le fototessere con parrucche e travestimenti e suonato la chitarra a casa di amici. Siamo usciti ad ascoltare un concerto di musica flamenca e parlato ore e ore sul tetto dell’ostello di Mariano e Lalo. Ho conosciuto anche i loro genitori: la mamma di Mariano, è una persona sorridente e splendida, piena di cuoriosità e molto aperta mentalmente, gentile come solo una mamma sa essere. Il papà di Fernando invece mi ha regalato un suo libro di poesie, che ha pubblicato qualche tempo fa realizzando un vecchio sogno nel cassetto. La compagnia di Mariano e Lalo è molto varia e ben assortita: Damian, l’uomo con il senso dell’umorismo più acuto del mondo; Cristian, l’uomo wikipedia per la geografia (abbiamo trascorso una sera a giocare a indovinare le capitali del mondo e lui le sapeva tutte), Yari e Enzo, una coppia divertentissima che mi ha insegnato a ballare la cumbia e parlare lo slang de las villas (i quartieri più poveri): se vuoi far ridere un argentino per mezz’ora basta pronunciare “Alta Llanta”, un modo di dire “che figata” che sta facendo furore grazie a dei video demenziali su internet (che ricordano i nostri “Soliti idioti”).

Ma ho vissuto Mendoza anche da turista: Mariano e Lalo dovevano lavorare di giorno e quindi stavo spesso con gli altri ospiti dell’ostello (altamente raccomandato: Ala hostel, lo trovate su Booking), parlando in tutte le lingue del mondo: Alex, un austriaco molto simile a Thor, che voleva conoscere il sud America per iniziare a lavorare qui, Dimitri, inglese di origini russe che si era licenziato dal suo lavoro di ingegnere informatico – troppo regolare e noioso per lui – per viaggiare e riscoprirsi, sono stati i miei due migliori compagni di viaggio. Alla fine, infatti, ci trovavamo tutti insieme parlando almeno 4 lingue a serata, bevendo fernet e fumando sotto le stelle sul tetto dell’ostello.

Insieme siamo andati a Las Termas di Cacheuta: varie piscine naturali di acqua termale in mezzo alle montagne con panorami mozzafiato. L’entrata al parco costa 100 pesos, si può anche sostare nel vicino rio nelle giornate di maggiore calore o organizzare escursioni a cavallo, bungee jamping o rafting o qualsiasi altra attività di turismo avventura. Per raggiungere Cacheuta basta prendere un bus dal terminal centrale: tarda un’ora circa e costa 30 pesos solo andata. Le terme chiudono alle sei e l’ultimo pullman è alle 19: quindi svegliatevi presto quel giorno per andare (non fate come me che ci sono stata due ore di scappata perché mi ero svegliata tardi). E’ pieno di ristoranti a basso costo dove potete pranzare o cenare: l’ultimo bus parte alle 21 per tornare a Mendoza.

Altra escursione imperdibile è quella in Alta Montana: il tour che in genere organizzano le agenzie prevede una fermata a Potrerillos (un lago dall’acqua cristallina in cui è possibile praticare qualsiasi sport acquatico, dal rafting al kayak); Uspallata (qui hanno girato 7 anni in Tibet, dato che il panorama montano pare essere molto simile a quello dell’altopiano asiatico); Ponte dell’Inca (una meravigliosa ex stazione termale ora ricoperta di zolfo che crea un ponte naturale su uno dei fiumi che puntano a Mendoza: passeggiando in questo paradiso naturale sembra di essere in un luogo sperduto del messico, con miniere e casette colorate), Las Cuevas (il punto in cui l’Argentina lascia il passo al Cile).

 

 

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