COSA FARE. E COME

  • Visitare principalmente il parco naturale di Iguazù nel lato argentino, ma se si rimane più di tre giorni fare una capatina anche nel lato brasiliano
  • Un’escursione con il gommone sotto le cascate, ma solo in un giorno di sole, in modo che bagnarsi completamente sia piacevole
  •  Visitare i piccoli paesi in cui vive ancora la cultura Guaranì, per scoprire le tradizioni di questa etnia che si divide tra Argentina, Brasile e Paraguay
  • Perdersi ammirando la forza sprigionata dalla Garganta del diablo, ma portarsi sempre dietro un impermeabile perché ci si lava, seriamente
  • Se si cerca un po’ di divertimento notturno, frequentare gli ostelli, Avenida Brasil e l’ice bar di Puerto Iguazù

Io credo nell’energia. E Iguazù è certamente uno di quei posti magici in cui si può percepire tutta l’energia della natura. Definire l’atmosfera che si respira in questo parco naturale onirica è poco.  Parlo di una serie di cascate lunga 3 chilometri, per una portata di 1800 metri cubi di acqua che ricadono  costantemente, giorno dopo giorno, ora dopo ora, sulle rocce e sulla foresta tropicale che separano Argentina e Brasile, con una potenza che lascia letteralmente a bocca aperta. Il salto più imponente è sicuramente la Garganta del diablo: una gola a forma di U profonda 150 metri e lunga 700 metri, che proprio a causa della grande quantità di acqua che costantemente ricade dal rio Iguazu al rio Parana produce una sorta di fumo che ricorda quasi un incendio. Un vero e proprio ribollire di forza e potenza, il cui suono difficilmente sarà dimenticato dalle persone che si sono affacciate dalle transenne per ammirare questo incantevole spettacolo, solitamente accompagnato da un arcobaleno. Immaginatevi un fiume immenso, rio Iguazù (grande acqua nella lingua dei locali Guaranì), le cui acque scorrono tranquille da una sponda all’altra. Poi, all’improvviso, uno strapiombo di 70 metri: l’acqua non può fare altro che essere letteralmente risucchiata dalla forza di gravità, dando vita a uno spettacolo unico al mondo. Ci sarà un motivo se le cataratas sono state inserite tra le sette meraviglie del mondo naturale. Sono le quarte cascate più grandi del mondo per estensione e portata d’acqua (le prime sono nel Laos, Khone Papheng, le seconde in Venezuela, Parà, le terze in Gabon, Kongou).

Il panorama in questo parco naturale è quasi onirico. I sensi sono continuamente sollecitati: i colori sono vivi, dal verde della vegetazione rigogliosa al rosso della terra, la presenza o l’assenza di sole può far variare la temperatura di una decina di gradi in una sola ora, l’udito è incantato dal rumore delle cascate che fa da sottofondo a ogni cosa, come se fosse un continuo canto. Passeggiando tra i vari sentieri (quello inferiore mostra le cascate dal basso e alcuni salti più nascosti tra la foresta, quello superiore il punto in cui il terreno sprofonda nella voragine che dà vita alle cascate, mentre la garganta del diablo è la ciliegina sulla torta) mi sembrava di rivivere davvero le atmosfere del film Avatar. Anzi non escludo che il regista di Avatar si sia ispirato a Iguazù per disegnare il suo mondo fantastico. Anche per gli indios hanno il loro mito per spiegare la nascita di questa meraviglia della natura: sarebbero state create da un dio della foresta per impedire la fuga a un guerriero indio con una fanciulla di n0me Naipur, di cui lo stesso dio si era innamorato. Aldilà di come lo si spieghi, comunque, Iguazù merita una tappa, perchè qualsiasi persona, di qualsiasi nazionalità, resta sbalordita e impotente davanti a tanta forza assolutamente costante e naturale.

Per visitare Iguazù in realtà bastano due giorni. Non prenotate nulla: l’offerta di ostelli è elevatissima e se ne trovano per tutti i gusti e tutte le tasche. Le opzioni sono due: o scegliete qualche struttura grande, con piscina, in zona periferica rispetto a Puerto Iguazù, il piccolo paese in cui atterra l’aereo e in cui si concentrano tutti i servizi turistici, o qualche ostello divertente vicino avenida Brasil, nel centro del paese. Per andare o tornare dall’aeroporto prenotate invece il bus, perché si rischia di non trovare posto e di dover utilizzare il taxi, molto costoso. Il bus per l’aeroporto costa 90 pesos. Mentre quello per raggiungere il parco de las cataratas costa 50 pesos, a cui bisogna aggiungere altri 260 pesos per l’entrata. Se avete intenzione di ritornare anche il giorno successivo, conservate il biglietto e fatelo timbrare: il secondo giorno costa la metà.

Anche gli animali sono diversi da tutto il resto dell’Argentina: ci si può imbattere in simpatici coatì (un curioso incrocio tra uno scoiattolo, un formichiere e un procione), in scimmiette dispettose, pumas,  aquile, caimani. Ma ci sono anche pappagalli (più difficili da vedere), iguane, giaguari. Sono tutti meravigliosi e assai curiosi, ma è meglio non toccarli onde evitare di contrarre malattie come la rabbia. A incorniciare il tutto con un tocco di poesia ci pensano le farfalle, tantissime, anche loro dai colori sgargianti. Gialle, rosse, con diverse geometrie sulle ali, si fermano a bere vicino alle fontane, dato che le acque del rio Iguazù sono troppo agitate e preda delle forti correnti per permettere alle “mariposas” di posarsi sulla loro superficie. Un giorno nel parco di Iguazù passa in fretta: si cammina per molte ore senza accorgersene, con il naso all’insù. O all’ingiù, a seconda che si stia guardando qualche animale che gioca sopra un ramo o il gorgoglio di una cascata che sprofonda. Piccola nota dolente: insieme a tutti gli altri animali ci sono anche tantissime zanzare, l’antirepellente è necessario. Si sono registrati anche dei casi di dengue. Per rendere il tutto più avventuroso è consigliabile fare almeno l’escursione a bordo del gommone che passa sotto le cascate: un’emozione irripetibile, tra paura, divertimento e adrenalina. Evitate di prenotare le escursioni dagli alberghi, ci caricano molti soldi, rivolgetevi direttamente agli organizzatori all’interno del parco e prenotate un’escursione per il giorno successivo se non c’è posto.

E’ difficile spiegare a parole perché Iguazù è magica. Bisogna viverla. Camminare sotto al sole lungo le passerelle lunghe chilometri che attraversano l’enorme fiume Iguazu, fino alla maestosa Garganta. Respirare a fondo riconoscendo l’odore ferroso che trasportano tutti i fiumi dell’Argentina, dal colore che ricorda molto il dulce de leche. Ascoltare il gorgoglio costante delle cataratas. Percorrere chilometri su strade rosse e fangose immerse nel verde, lungo i binari del treno e fermarsi perché circondati da farfalle. Sembra di vivere in un mondo a parte, in una parentesi distaccata dal mondo e dalla civiltà. Forse ad aumentare in me questo percepito sono state anche le motivazioni che mi hanno portato a visitare Iguazù: è stato un vero e proprio cambio di programma improvviso. Ero infatti a Mendoza e mi sarei dovuta fermare là fino al venerdì, per tornare poi a Buenos Aires a prendere l’areo che mi avrebbe portato in Italia. Ma in aereo, arrivando in Argentina, avevo conosciuto un ragazzo  – anche lui in viaggio da solo per il Sud America -, che casualmente si trovava a Iguazù per qualche giorno. Ed ho detto: “Perché non raggiungerlo?”. Il tutto è successo nell’arco di qualche ora: un’offerta vantaggiosa in internet (www.despegar.com, voli per tutto il sudamerica a prezzi modici), i miei amici di Mendoza che avevano molto lavoro e non potevano dedicarmi tempo e la voglia di cambiare continuamente i piani, come chi ama viaggiare da solo sa fare. Così ho fatto la valigia e sono partita. E per fortuna.

Sono stati due giorni molto divertenti: Iguazù è un posto turistico, pieno di ostelli in cui si fanno conoscenze di ogni tipo: musicisti, viaggiatori, studenti, ricercatori. I miei compagni di viaggio, per me, sono parte fondamentale di ogni luogo che ho visitato, arricchendo con la loro personalità ogni momento. Marco, il ragazzo di Udine che mi ha convinto a venire a Iguazù è stata una piacevole sorpresa e non potevamo non passare almeno una serata davanti a una buona bottiglia di vino per celebrare le nostre origini venete e friulane. Abbiamo assaggiato Leo, il vino di Leo Messi: dopo essere stata a Mendoza posso dire che non lo inserirei tra i vini più buoni dell’Argentina, ma il ricavato va tutto in beneficenza e sono stata comunque contenta di averlo comprato, anche se solo per curiosità. Anche Marco sta scrivendo un blog su questo viaggio: lui però proseguirà in Bolivia e in Perù. E visto che tra noi giramondo ci dobbiamo supportare a vicenda (sono queste le idee vincenti, ragazzi, dateci una mano), andate a leggerlo anche voi: http://www.torzeons.com, un blog molto carino dove scrivono vari giovani viaggiatori. Nell’ostello con noi c’erano poi dei musicisti di Tucuman, molto simpatici, che si sono esibiti in vari spettacoli di folkrore per tutta la notte. Gli argentini sono molto nazionalisti e innamorati della propria musica, che sia il rock nazionale, il folkrore delle Ande del nord o il cuarteto di Cordoba. I tre musicisti di Tucuman erano così innamorati della musica che hanno suonato per ore, gratuitamente, mentre un’altra coppia di Buenos Aires preparava un asado per tutto l’ostello. L’ultimo giorno poi ho conosciuto Daniel, una persona interessantissima: sta girando il sud America in autostop, da circa un mese. Prima, però, ha fatto lo stesso nel sud est asiatico, per un anno. E’ un ingegnere informatico, lavorava a New York, ma finché non trova nuovamente un lavoro, o finisce i soldi, ha deciso di trascorrere la propria vita viaggiando, solo con uno zaino e una tenda. E’ l’unica persona al mondo che ho conosciuto che non voleva gli fosse timbrato il passaporto: ormai è talmente pieno di timbri in ogni pagina che dovrà andare in ambasciata o tornare in Italia per rinnovarlo. E’ curioso vedere quali sono le motivazioni che spingono le persone a viaggiare: c’è chi lo fa perché costretto dalle contingenze, ma in realtà non ne ha nessuna voglia (prendi tutti quelli che fanno il classico turismo da villaggio-nullafacenza: se si fanno due lampade e vanno in piscina è la stessa cosa), come chi invece lo fa per sentirsi vivo, per curiosità, per evitare una routine e una quotidianità che appiattisce tutti conoscendo situazioni e persone diverse. Le persone in viaggio sono molto diverse da quello che sono nella loro quotidianità: il non aderire a certe logiche imposte dalla società in una situazione di “stallo” porta alla scoperta di lati diversi della personalità. Si è molto più profondi e molto più leggeri allo stesso tempo, sia verso se stessi sia nei confronti degli altri, apprezzando molto di più le piccole cose. Chi viaggia è sempre più disponibile, aperto di mente, essenzialmente dall’animo più nobile rispetto a chi non lo fa, perché si apre al mondo e rifugge i lati negativi della natura umana, che emergono solo nei momenti in cui una persona deve conquistare il proprio spazio in un posto “chiuso”: l’egoismo, l’arroganza, l’invidia, la crudeltà verso gli altri per ottenere più potere, l’arrivismo. I viaggiatori, i veri viaggiatori, hanno già una propria identità che è racchiusa nel viaggio stesso, il senso quotidiano di scoperta. E non si sentono in competizione con le altre persone, anzi, si sentono parte del mondo e lo vogliono migliorare. E’ un discorso molto hippy, me ne rendo conto, ma vi assicuro che è la verità: i giramondo li classifico come le migliori persone che si possano conoscere, per la ricchezza del loro spirito e la bontà della loro anima.

Per concludere il mio racconto di viaggio, però, volevo anche precisare che a Iguazù sono ancora presenti delle tribù locali di guaranì, una popolazione che da sempre vive tra sud del Brasile, nord Argentina e Paraguay. Si possono visitare i loro paesi, parlare con i capi villaggio, conoscere le loro usanze e il loro modo di organizzarsi in società. Andarli a visitare è semplicissimo: prendete l’autobus da porto Iguazù fino all’Hotel Marco Polo e percorrete la strada che va verso l’interno della foresta per circa 3 chilometri. E vivrete la vostra avventura.

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