Gli ultimi giorni a Buenos Aires non li ho vissuti da turista. Ho vissuto come una persona di Buenos Aires, una vera “portena”, conoscendo da vicino il mondo della musica e dell’arte, grazie a Federico Melioli (a Rovigo non ha bisogno di presentazioni, l’ex chitarrista del gruppo Viaggio Segreto). Per chi se lo chiedesse, qui sta benissimo: l’ho conosciuto a Rovigo qualche mese fa, ma posso dirvi che il sorriso che ha qui in Argentina è molto più spensierato e brillante di quello che possiede a Rovigo, per quanto l’allegria sia una sua caratteristica costante.

Uscendo con lui ho conosciuto quindi vari musicisti e mi sono avvicinata al mondo della musica argentina. Anche in questo caso, l’Argentina è molto nazionalista. Si ascolta il rock nazionale, i cantanti famosi sono argentini, e i pochi che arrivano dall’estero sono quelli importati dal resto del sud America che in Italia non hanno più mercato (vedi Laura Pausini e Eros Ramazzotti). Non ci sono quindi assolutamente connessioni tra i due mondi, se non la presenza di Federico. Penso dovremmo imparare anche noi ad essere più nazionalisti: solo in questo modo si possono far emergere musicisti nuovi e di qualità, supportandoli e sostenendoli. Privilegiando invece sempre lo straniero e quello scelto dalla massa, la qualità ovviamente non emerge, e si dà invece spazio a chi esce dai vari reality e talent show e non a chi dedica la propria vita alla propria passione.

Tendenzialmente i musicisti di Buenos Aires sono di sinistra, quindi fino a qualche mese fa erano a favore del sistema. Ma chiacchierando con qualcuno di loro ho scoperto che anche l’attuale presidente Macri è amante della musica, anzi, addirittura gli piace molto suonare e cantare i Queen, tanto da organizzare concerti. Ho avuto la fortuna poi di andare in un locale – bolicho -, che in Italia ce lo sogniamo anche a Roma o a Milano: si chiama Makena, zona Palermo. La serata che ho trovato io era dedicata alla musica funky e hip hop e ogni ora qualche gruppo saliva sul palco e suonava per un quarto d’ora circa, per poi lasciare di nuovo spazio al deejay. Così per tutta la notte. In genere è amato dai musicisti rock. Sono capitata lì, infatti, perché è uno dei locali più amati da Ramiro, leader del gruppo Pier (hanno compiuto 20 anni da poco). Sinceramente non li conoscevo affatto, ma mi ha regalato il suo cd e lo sto ascoltando ora: se volete conoscerlo anche voi ascoltatelo su youtube. L’ultimo disco si chiama Brindaremos, è molto orecchiabile e allegro come rock, il suo pubblico è molto giovane. E’ una persona gentilissima, non avrei mai immaginato che un cantante comunque famoso potesse essere così disponibile. Con Federico ho davvero scoperto un mondo e mi dispiace di aver trascorso a Buenos Aires solo gli ultimi due giorni, perché sono sicura che ci saremmo potuti divertire davvero tanto. E chissà quante altre sorprese mi avrebbero atteso.

Buenos Aires è infatti la città perfetta per chi ama l’arte, in tutte le sue forme. Non solo per la musica (offre davvero molte opportunità e le persone si interessano di tutto), ma anche per il teatro (oltre allo splendido teatro Colon dove fanno Opere di ogni compositore ci sono anche tantissimi teatri indipendenti), per il cabaret e per la comicità (Capusoto è uno dei comici che sta spopolando denunciando con sarcasmo i problemi reali della società e della politica Argentina, deridendo il linguaggio villero, ovvero quello che arriva dai quartieri popolari e molto utilizzato dai giovani perché alla moda). E dalla sua fondazione, ovvero circa 200 anni fa, l’Argentina ha sempre usato l’arte per le sue battaglie sociali. I fumetti argentini sono tra i più noti al mondo: Mafalda e Mordillo. Entrambi nati per criticare il sistema e protestare con ironia contro la mancanza di libertà mentale imposta dalla dittatura degli anni 70 prima, e dalla società capitalista poi. Se andate a puerto Madero di giorno, c’è anche un museo dedicato alla “historieta Argentina”, ovvero i fumetti. Si chiama Museo del humor ed è gratuito infrasettimana: si possono trovare tutte le prime pagine dei giornali umoristici, che dalla fine del 1800 hanno iniziato a ridere sopra ai problemi del mondo e della politica, prima guerra mondiale compresa. Mafalda è la protagonista dell’omonima striscia a fumetti scritta e disegnata da Joaquín Lavado, in arte Quino, pubblicata dal 1964 al 1973. Mafalda è una bambina dallo spirito ribelle, profondamente preoccupata per la pace nel mondo. Pone a sé e ai suoi genitori domande candide e disarmanti a cui è difficile, e a volte impossibile, rispondere. Sono domande che mostrano le contraddizioni e le difficoltà del mondo degli adulti, nel quale Mafalda rifiuta di integrarsi.Mordilo è invece il nome dello stesso disegnatore, Guillermo Mordillo, che usa colori sgargianti e critica vari aspetti della società evoluta grazie ai suoi personaggi.

Una piccola parentesi anche su Puerto Madero: è un quartiere assolutamente da visitare, di notte e di giorno. E’ il più caro di Buenos Aires, nato dalle ceneri del vecchio porto dove arrivavano i migranti. Ora è stato tutto rinnovato e tirato a lucido, con tanto di ponte girevole e gru illuminate di notte. Qui ci sono i migliori hotel, i migliori ristoranti, i migliori bolichos (per gente ‘fighetta’ ovviamente), e tantissimi bar e sushi. Costa più della media, ma per una notte merita. Di giorno, invece, andate a correre nella parte che confina con il fiume, dietro ai grandi hotel e grattacieli, e ammirate la riserva naturale tra cigni, papere e vegetazione tipica di un Delta.

Altra escursione da fare in giornata a Buenos Aires, per conoscere posti non turistici, ma incantevoli è quella alle spiagge di San Isidro, quartiere residenziale anni 30. Gli edifici qui sono tutte villette singole stile inglese, con piscine e tanta tranquillità. Confinano tutte con il rio de la Plata, dove sono state allestite alcune spiaggette. Dimenticatevi le spiagge italiane, qui la sabbia non c’è, stiamo parlando di un fiume non del mare. Ma sono comode per passare un giorno in relax, facendo kitesurf o sup, prendere il sole o dedicarsi a qualche sport. Sono infatti tutte attrezzate. Per raggiungerle basta prendere il nuovo treno che dal Retiro va verso El Tigre, scendere a Borges, prendere il treno della costa e scegliere quella che più piace. Il viaggio, in totale, dura circa un’ora. Personalmente sono andata a Perù beach, dove è pieno di gente che fa kite, uno sport davvero sempre più di moda in Argentina (come anche in Italia). Qui, i prezzi sono un po’ più elevati, è il quartiere “cheto” (fighetto) di Buenos Aires. Proprio a San Isidro poi si allenano le due squadre di rugby di Buenos Aires, uno sport considerato d’élite.

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