Sì, viaggiare è la mia passione. Facile quando si possono prendere aerei, treni, avere giorni liberi, vacanze. Ma spostarsi geograficamente non è l’unico modo per curiosare nel mondo. Anzi, la vera dote sta nel saper viaggiare restando a casa, usando la testa, scoprendo cose nuove anche quando si lavora per 12 ore al giorno, anche quando sono finiti i soldi, anche quando si vive nella propria quotidianità. Ho deciso quindi di continuare questo blog per dare consigli a tutti su come continuare a viaggiare. Perché chi davvero vuole, non smette mai di essere turista e può riempire la propria giornata di sorprese: basta continuare a guardare il mondo con gli occhi di un bimbo che ancora si meraviglia davanti alle cose. Basta aver la voglia di scoprire, anche angoli che sono a due passi da casa nostra. Solo così possiamo svegliarci ogni giorno con emozioni e riflessioni sempre nuove, mantenendoci sempre vivi. Da oggi quindi mi ritaglierò sempre un po’ di tempo per darvi piccoli consigli su cosa scoprire ogni giorno, per non perdere mai il gusto sapersi meravigliare.

A due passi da Rovigo, ad esempio, c’è Ferrara. E a Ferrara, fino al 28 febbraio, potrete ammirare una mostra dedicata a Giorgio De Chirico, che in questa città visse dal 1915 al 1918, prima prestando servizio militare, poi ricoverato in una clinica psichiatrica per curare le nevrosi causate dalla guerra di trincea. La prima clinica per curare queste infermità mentali, infatti, sorse proprio a Ferrara. E lì De Chirico era ricoverato insieme a un altro grande pittore del suo tempo, Carlo Carrà. Travolto da un’ondata di emozione di fronte alla bellezza e ai miti rinascimentali della città emiliana, de Chirico dipinse un mondo irreale popolato di meraviglie: piazze fuori dal tempo immerse in tramonti fantastici o stanze segrete dalle prospettive vertiginose fanno da sfondo agli oggetti enigmatici scoperti nelle peregrinazioni tra i vicoli del ghetto, o diventano il palcoscenico su cui recitano manichini da sartoria e personaggi muti e senza volto.

Fu a Ferrara che l’artista iniziò a chiamare la propria pittura “metafisica”. E da questo contesto nacquero le muse, ovvero i famosi manichini, ammirati nei negozi e utilizzati nella pittura per simboleggiare un uomo trascinato dagli eventi, dall’illogicità del mondo, senza la capacità di capire a autodeterminarsi se non attraverso la cultura, unica arma per conoscere passato e presente. Sempre di ispirazione ferrarese, anche il simbolo dell’occhio, simbolo mutuato dal ghetto ebraico che De Chirico usa sopra agli oggetti perché “ogni oggetto contiene un proprio spirito magico”. Sono nate sempre tra i palazzi ferraresi le ispirazioni che influenzeranno tutto il Novecento, come il quadro nel quadro: una tela che dipinge la realtà piantata nel bel mezzo del caos metafisico della vita reale. Perché la finzione è più stabile e logica della realtà stessa degli eventi.

Ma all’interno della mostra si possono ammirare anche opere di Dalì, Magritte, De Pisis e ogni autore che contribuì alla metafisica per arrivare fino al Dadaismo, riportato nella storica rivista culturale Caffè Voltaire. Una passeggiata di un’ora tra opere d’arte, poesie e carteggi che ci ricorda come durante la prima guerra mondiale si interpretasse il mondo senza un senso preciso e come l’uomo si sentisse confuso davanti ai grandi eventi della storia. Un po’ come oggi ci sentiamo confusi nel vedere che le varie identità nazionali non contano più nulla davanti a un’economia globale che comanda e che decide al posto della politica.

Per chi vuole visitare la mostra alcune informazioni importanti: si trova all’interno del palazzo dei Diamanti, è aperta dalle 9 alle 19 tutti i giorni e dura fino al 28 febbraio. Il biglietto intero costa 11 euro. Per San Valentino l’esposizione sarà aperta fino alle 23,30. Ah, e già che ci siete, dopo la mostra immergetevi nel bel centro di Ferrara, riscoprendo i palazzi, il castello e le atmosfere nebbiose che ispirarono De Chirico. Per chi ama uscire la sera ci sono una serie di localini e ristoranti degni di nota.

 

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