COSA FARE E COME:

  • Da Napoli si può raggiungere comodamente in treno, con la circumvesuviana: interessante è vedere anche i paesi suburbani intorno a Napoli
  • Prendere una guida esperta per scoprire tutti i dettagli direttamente all’ingresso dell’area archeologica
  • Visitare le attrazioni principali come la casa del Fauno, le Lupanare, l’orto dei fuggiaschi, il ginnasio e le varie ville romane
  • Lasciarsi trasportare dal potere della storia e immedesimarsi nel contesto

Impossibile andare a Napoli senza dedicare una giornata a Pompei: una città resa immortale da una tragedia, unico esempio al mondo di città romana rimasta cristallizzata nel tempo. Passeggiando per Pompei si fa un vero e proprio salto nel tempo, si scoprono usanze, tradizioni, stili di vita romani. Per questo è consigliabile prendere una guida esperta per visitare il sito archeologico: non prenotate su internet costose escursioni, basta presentarsi all’entrata – dove si compra il biglietto – e chiedere: fate gruppo con qualche altro turista e con qualche decina di euro ve la caverete.

Pompei sorge su un pianoro a 30 metri sul mare, formato da una colata di lava del Vesuvio, dove sotto un tempo si trovava un fiorente porto. Per questo Pompei era una città molto attiva e ricca. Nacque nella prima metà del VI secolo a.C. e crebbe vedendo passare greci, sanniti e infine romani, diventando colonia nell’80 a.C. In questo periodo sorsero tutte le ville che ancora oggi si possono visitare, ammirandone affreschi e architettura. Importante è notare le opere che i romani apportarono: l’acqua ad esempio. C’era un sistema di fontane per abbeverare e pulire la popolazione, anche quella povera, per evitare diffondersi di malattie. Le case erano dotate di un impluvium per la raccolta dell’acqua piovana. Le terme erano organizzate con sistemi di riscaldamento a parete per mantenere gli ambienti e l’acqua calda. C’erano scuole, piazze, spazi di ritrovo per la vita pubblica, assai importante per i romani.

La terra già allora era instabile. Nel 62 d.C. un violento terremoto colpì l’intera area vesuviana. A Pompei la ricostruzione ebbe subito inizio, ma seguì un altro sciame sismico che rallentò i lavori. La fine di Pompei è datata 24 agosto ’79 d.C. Era una mattina: l’improvvisa eruzione del Vesuvio riversò sulla città una pioggia di cenere e lapilli che la ricoprì di pietra, fermandola nel tempo. Cantieri, negozi, lupanare, persone: tutto fu ricoperto di cenere rovente. E oggi, grazie ai calchi di gesso effettuati su quella copertura di pietra, si possono ancora vedere persone contorte su loro stesse che cercano di scappare, bambini che piangono, cani distesi a terra.

Pompei venne scoperta ed esplorata nel 1748: per tutti quegli anni il tempo rimase immobile. Piano piano si scavò e si ottenne quello che oggi si può vedere: un’area archeologica divisa in quartieri che è una vera e propria città bloccata nel tempo.

La visita di tutta Pompei è lunga. Cercherò di consigliarvi le cinque cose più belle da vedere. Poi lasciatevi portare dal sentimento e andate a visitare con tutta la vostra curiosità la casa di questi antichi romani, facendo un vero e proprio salto nel tempo.

  1. Orto dei fuggiaschi. Quest’area era un vigneto, dove si svolgevano banchetti all’aperto sotto a una pergola. All’interno del recinto, in vari punti, vennero rinvenute 13 vittime, adulti e bambini, mentre tentavano di scappare con le mani alla gola, facendo fatica a respirare. La fuga fu interrotta da un flusso piroclastico che ne causò la morte per asfissia e per le alte temperature. I calchi delle 13 vittime sono visibili nel muro in fondo all’orto, all’interno di una teca protettiva
  2. Casa del fauno. E’ una delle case più grandi di Pompei, circa 3mila metri quadrati. Il proprietario era un ricco benestante magistrato a cui piaceva accogliere ospiti: davanti all’ingresso un mosaico recita “Have”, ovvero benvenuto. All’interno un mosaico che raffigura la battaglia di Alessandro Magno e il re persiano Dario, e la statuetta famosa del Fauno danzante, posizionata su un pavimento a intarsio di marmi policromi. Si possono vedere poi i bagni, le camere da letto, i triclini dove si mangiava distesi, e, all’ingresso, le statuette votive ai Lari, protettori della casa.
  3. Casa del poeta tragico. Da qui nacque il mosaico “Cave canem”, ovvero attenti al cane, che molti possiedono nella propria casa.  E’ posizionato all’ingresso dell’abitazione. In tutta la casa ci sono mosaici di prestigio, come quello in cui l’attore si prepara alla scena, che dà il nome alla casa.
  4. Thermopolium. A Pompei si contano 89 piccole osterie, dove si vendevano cibi caldi (spesso si mangiava per strada) e vino. In abbinamento, i più benestanti, potevano giocare a carte o passare piacevoli ore con prostitute.
  5. Lupanare. Nel lupanare le prostitute, per di più schiave greche e orientali, esercitavano la loro professione pagate tanto quanto due coppe di vino. L’edificio è a due piani, sopra ci abitava il proprietario e le schiave, mentre sotto ci sono le stanze dove si praticava l’attività. Sul fondo, una latrina. Sulle pareti, mosaici con raffigurazioni erotiche del kamasutra. Una curiosità, il termine lupa in latino significata prostituta, si dice perché le donne richiamassero clienti ululando alla luna.
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