COSA FARE. E COME:

  • Fermarsi ad ammirare la città vecchia dall’alto mentre si scende verso l’ingresso dalla porta di Davide, godendosi i colori che spaziano dal color terra al bianco
  • Visitare la città vecchia (un giorno è necessario, non per forza la guida) con tutti i suoi luoghi sacri
  • Vivere la movida della città “nuova” la sera
  • Lasciarsi rapire dalla sacralità di Gerusalemme e averne rispetto: dal Golgota alle chiese rastafari l’elenco di tutti i posti sarebbe lunghissimo. Quasi tutto è all’interno della città vecchia, che è divisa per zone religiose, ma c’è molto anche all’esterno
  • Parlate con tutti: ogni persona qui è una lezione di vita

I luoghi sacri, di qualsiasi religione, riescono a trasmettere sempre un’energia e una profondità che ti fa capire quanto sia tutto sempre e comunque connesso. La storia, le persone che fanno la storia, le religioni. E a Gerusalemme, questa energia, la si respira tutta e senza sconti. Penso davvero sia una delle città più affascinanti che abbia visto, centro di tutte le religioni più professate del mondo e luogo sacro per tutti i fedeli, ebrei, cristiani, ortodossi e musulmani. Ma non solo, a Gerusalemme nasce anche il rastafarianesimo, piccola scoperta effettuata parlando con il concierge dell’albergo. E così ti imbatti anche in una chiesa etiope, una donna soldato con i rasta, vie e hotel che richiamano il mito di Zion. ll rastafarianesimo infatti si presenta come erede del cristianesimo, così come questo lo fu dell’ebraismo. Il nome deriva da Ras Tafari, l’imperatore che salì al trono d’Etiopia nel 1930 con il nome di Hailé Selassié I e con i titoli di re dei Re, Leone conquistatore della tribù di Giuda. In seguito alla sua incoronazione, milioni di persone riconobbero in lui Gesù Cristo nella sua “seconda venuta” essendo egli diretto discendente della tribù di Giuda che affonda le sue radici nell’incontro tra re Salomone (figlio di Davide) e la regina di Saba (Etiopia).

La città si raggiunge facilmente da Tel Aviv, sono circa 70 chilometri. Si  può usare il bus o uno Sharut. Al ritorno purtroppo lo sharut non si riempiva e abbiamo dovuto attendere un’ora, ma in genere le partenze sono abbastanza regolari. Lo usano molte persone. Passeggiare per la vecchia Gerusalemme, la città dentro alle mura, è semplicemente da pelle d’oca. Si può anche non credere in alcuna religione, ma la fede delle persone che stanno pregando davanti al muro del pianto, sul sacro sepolcro, all’interno della tomba di Re Davide o di Schindler arriva direttamente al cuore anche del più scettico. Ognuno ha i propri riti: gli ebrei pregano usando una cantilena e dondolando su se stessi, gli ortodossi cantano e usano gli incensi, i cristiani fanno il segno della croce, i musulmani ti obbligano a coprirti il capo prima di entrare nei luoghi sacri. Ma il rispetto per le tradizioni di ognuno, a Gerusalemme, ti viene spontaneo. Non credete a chi vi mette paura, parlando di episodi di violenza. Ovvio, deve regnare il buon senso e il rispetto tra le parti, ma è una città assolutamente tranquilla. Anche se con molte contraddizioni, che poi ne compongono il fascino. Ti puoi imbattere in militari giovanissimi armati fino al collo (la leva è obbligatoria per maschi e femmine a rotazione) a fianco di rabbini intenti a pregare, puoi conoscere un cameriere che ha la ricetta del limoncello in tasca e adora bere ha’arak e vedere gente in pellegrinaggio, puoi vedere le ultime tendenze di design in ambito di arredo urbano, come i lampioni fatti a tulipano che si aprono quando ci passa la gente sotto, come sostare per ore a pregare sul muro del pianto. Ci sono anche le stranezze che riflettono la complessità del mondo: un pomeriggio un gruppo di studentesse americane ha iniziato a fermare le persone per strada. Una di loro ci ha regalato un bigliettino in cui scrive di essere preoccupata per questa terribile guerra contro Israele e di restare forti, sani e salvi. Probabilmente le conoscenze di geopolitica che arrivano negli Usa sono assai limitate. All’interno del locale che ospitò l’ultima cena di Gesù abbiamo incontrato un gruppo di cristiani nigeriani, che hanno iniziato a intonare canzoni gospel riempiendo l’aria di emozioni. Uno di loro ha iniziato a pregare tremando per terra. Uno a piangere. E in nessun caso si lascia spazio alla critica e al cinismo: si tratta di un ritratto perfetto di cosa esiste nel mondo. E’ interessante anche solo fermarsi a osservare l’umanità che arriva a Gerusalemme e la popola: una lezione di vita quotidiana, tantissime diversità che si riescono ad amalgamare perfettamente, se si salva qualche contrasto creato più che altro da gente che sarebbe ugualmente violenta.

C’è poi tantissima storia da scoprire. Visto che i nomi delle vie sono più o meno sempre gli stessi, siamo partiti da quelli. Eliezer Ben Yehuda, ad esempio, viveva a Gerusalemme ed è stato colui che inventò il linguaggio, l’hebrew moderno, riunendo tutti gli idiomi del nuovo stato di Israele. Ben Gurion fu il fondatore dello Stato di Israele. Edmund Allenby un generale protagonista della prima guerra mondiale che conquistò la penisola palestinese. Ma non solo quella antica: ogni angolo di Gerusalemme racconta anche l’attualità, visto che è capitale contesa tra Palestina e Israele, due posizioni che in realtà si ritrovano nel quotidiano di tutti, purtroppo ripercuotendosi anche in sanguinosi attentati.

Ma il vero fascino di Gerusalemme sta proprio nella sua sacralità, nel panorama che si osserva dalla finestra dell’albergo, un po’ offuscato a causa della tanta terra presente nell’aria, che rimane sempre un po’ sui vestiti e nella gola e non si riesce più a togliere di dosso. C’è poco da dire: Gerusalemme è magica e piena di vita. E tutto ne risente. E anche una volta che ritorni a casa continui a portarla con te, un po’ come il braccialettino rosso che regalano ai visitatori del muro del pianto.

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