Cosa vedere e degustare in giro per la Champagne: la regione più frizzante di Francia

Paesini uno più magico dell’altro, che si susseguono tra colline disegnate da vigne e campi di grano che separano la meravigliosa città di Reims al centro nevralgico del mondo enologico di Epernay. Non c’è dubbio alcuno che la Champagne sia la regione della Francia più spettacolare per gli amanti del vino, sia per i suoi prodotti sia per la cultura e la bellezza, legata all’enologia, che si respira a ogni angolo. Potevo non visitarla?

La regione è molto estesa, ma facilissima da raggiungere da Parigi: serve circa un’ora e mezza di auto. Ho noleggiato un’auto (si era meglio in bici, ma in due giorni non sarei riuscita a visitare tutto) in aeroporto – il più vicino è Charles De Gaulle – e poi l’ho riportata in aeroporto per evitare problemi di sorta. In Francia costicchia, ma non eccessivamente (ho prenotato su Booking e costa circa 180 euro di tre giorni).

La regione si divide in quattro zone: la Montagne de Reims, la Vallee della Marne, la Côte des Blancs e la Côte des Bar. Ogni zona ha il suo vitigno principe, ovvero è vocata a una delle uve che compongono le cuvée di Champagne: il pinot noir (si trova nella zona più vicina a Reims, ovvero la Montagne de Reims), il pinot Meunier (Vallée de la Marne, ovvero la zona che da Parigi si avvicina a Reims), lo Chardonnay (come dice il nome la cote des blancs, visto che è l’unica uva bianca utilizzata, che parte da Epernay e si estende a sud), mentre nella Cote des bar (la più a sud di tutte) invece si trovano un po’ tutti i vitigni. Per mia passione e gusto personale, quindi, ho deciso di concentrare tempo e degustazioni in cantina alla scoperta di Vallée de la Marne e Montagne de Reims, non tralasciando la bellissima cittadina di Epernay.

Innanzi tutto, come punto di partenza per dormire ho scelto la splendida e viva città di Reims: è l’unica città di una certa dimensione, che fornisce anche divertimenti notturni, bar e ristoranti, oltre che una meravigliosa cattedrale. La sera è davvero piena di gente, molti giovani e molti ristoranti da scoprire. Sempre a Reims sorgono le cantine delle grandi Maison, come Veuve Cliquot, Krug etc, ma volontariamente non le ho visitate perché ero alla ricerca di qualcosa di diverso: una dimensione più piccola e artigianale, parlando davvero con chi fa quel vino. Si può pernottare anche nella più piccola Epernay per godere la pace e la tranquillità delle colline dello champagne.

La prima cantina che ho visitato si trova a Passy Grigny, nella Vallée de la Marne: Dom Caudron. Come spiega la posizione, il vitigno principale è il Meunier (corposo e fruttato). Nasce come cooperativa gestita dal parroco del paese, per poi creare la propria etichetta. Oggi ne fanno parte 90 vigneron per 130 ettari di terreno. Continuano comunque a produrre per terzi. La cantina è attrezzata per visite turistiche (il prezzo cambia in base alle attività che si vogliono svolgere: per prenotare https://www.domcaudron.com/index-en.html): c’è un museo del vino, una sala cinematografica dove proiettano video esplicativi e una sala degustazioni molto elegante.

Il primo vino assaggiato è l’Epicurienne, uno champagne a base di Meunier 100%, ricavato da vigne vecchie di oltre 50 anni (con una resa quindi inferiore e sapori più ricchi e decisi). I lieviti ci sono, ma non spingono troppo, dando molta freschezza e piacevolezza alla bocca, con toni fruttati. Un ottimo aperitivo. Ho proseguito poi con il rosé Fascinante, sempre a base di Meunier per l’80% vinificato in bianco e per il 10% in rosso, a cui si aggiunge un 10% di Chardonnay invecchiato in botte. Dopo circa 4 anni sui lieviti il risultato è magnifico, fruttato ed elegante. Si prosegue poi con il Cornalyne, 100% Meunier in botte, 5 anni sui lieviti e un residuo zuccherino inferiore, di 6 gr/l. Davvero elegante e persistente. Infine, la chicca con cui la cantina mi ha voluto salutare, è Sublimité, ovvero una cuvée di 50% Meunier e 50% Chardonnay che ha trascorso 9 anni sui lieviti: fresco ma persistente, abbandona il corpo del blanc de noir ma apre alla mineralità.

La seconda cantina che ho fortemente voluto visitare (e che purtroppo non è aperta a visite turistiche, ma è la mia preferita in termini di consumatrice) si trova a circa 20 minuti nel paesino di Leuvrigny, sempre in Vallée de la Marne e quindi il pinot Meunier la fa da padrone: sto parlando di Francis Orban (https://www.pellegrinispa.net/dettaglioazienda.php?id=77&tipo=1) .

E’ davvero piccola (un garage) e a gestione famigliare: Francis infatti nasce come recoltant manipulant per poi avviare la propria etichetta e produce 60mila bottiglie l’anno (sempre in casa). Ma che ricerca di qualità si cela dietro! Francis mi ha accolto non solo facendomi assaggiare le cuvée attualmente in commercio (Brut Reserve, Extra Brut, Rosé e Prestige) che sono costituite da 50% di vini di riserva e fanno un affinamento sui lieviti di minimo 24 mesi, ma mi ha fatto assaggiare anche sorsi di futuro. Abbiamo infatti assaggiato in via “preventiva” lo Chardonnay e il Meunier che andranno in commercio solo tra qualche anno, cosa che Francis abitualmente fa anticipando così quello che sarà il risultato finale e capendo quando procedere con la sboccatura per raggiungere il massimo che il vitigno può offrire. Un’ospitalità meravigliosa!

Splendida poi è la cantina di Philipponnat ad Ay: crocevia tra la Cote de blancs e la Montagne de Reims, si distingue per il suo pinot Noir. La cantina è aperta a visite su prenotazione: https://www.philipponnat.com/it/.

Qui sono stata accolta dalla splendida Nicoletta, una giovane italiana che ormai si è trasferita in Francia da un bel po’ rimanendo rapita dal suo vino, al punto da diventare responsabile commerciale di una delle maison più prestigiose. Molto gentilmente, prima abbiamo fatto visita ai vigneti, 20 ettari che sorgono anche proprio dietro alla cantina e quindi su un terreno di puro gesso, e contengono anche un “clos” (Clos des Goisses), ovvero una parcella recintata da un muretto di altissima qualità. La terra viene lavorata naturalmente, a mano e arando con cavalli.

Poi abbiamo visitato le cantine, scavate all’interno della montagna di Reims e quindi circondate da gesso: anche in questo caso si tratta di cantine storiche, dato che appartenevano al Chateau de Mareuil, del XVII secolo. Tante le metodologie usate: dall’acciaio al legno, passando anche per il metodo solera per i non millesimati. E dopo tanto tempo sono tornata a vedere un remuage fatto completamente a mano. Infine, ci siamo date alla degustazione: l’eleganza di questa Maison è immensa.

Il primo vino che abbiamo assaggiato, il benvenuto della cantina, è il Royale Reserve Brut: Pinot noir con una piccola percentuale di Chardonnay, fresco ed elegante. Stessa cuvée, ma meno residuo zuccherino nella sua versione di Pas Dosé (che come sempre è più sulle mie corde) che lo rende più fine, diretto e minerale al palato. Una meraviglia per il palato poi il rosée, sempre derivato da Pinot Noir, che offre un color cipria delicato così come il suo corpo e la sua freschezza in bocca (sembra un blanc de Noirs), ma un bouquet ampio di fiori e frutta. Salendo infine di complessità, ho potuto degustare il millesimato 2015 Blanc de Noirs extra brut: selezione dei migliori vini dell’annata conquista con la sua eleganza, la sua persistenza e il suo corpo possente, nonostante la freschezza e la mineralità che lo rendono perfetto in ogni occasione.

Infine ho visitato la cantina Alain Mercier, piccolo e super organizzato recoltant manipulant aperto a visite e degustazioni a Passy Sur Marne (http://www.champagne-alain-mercier.fr/). Gestita da Marie-Jo e Romain è una vera favola che accoglie i visitatori con dettagli e arredi tutti dipinti di viola. All’interno ha tutto il necessario per essere autonomo e indipendente: cantina, macchinari per la vendemmia, l’imbottigliamento, la sboccatura e l’imballatura finale.

Tutti e tre i vitigni dello champagne trovano la loro declinazione nelle cuvée: nella linea Sagacité ci sono infatti Pinot menuier, Pinot noir e Chardonnay, sia nella versione brut sia in quella brut nature, prendendo più struttura e sentori di lievito nella linea Duramen brut, dove il vino prima di essere imbottigliato trascorre un periodo di maturazione in botti di rovere. Interessante poi assaggiare la linea dedicata ai tre vitigni lavorati in purezza, che permette di capire proprio la differenza e le specifiche caratteristiche di ogni varietà nella versione brut: Holo, 100% Chardonnay (fresco e quasi erbaceo), Neon, 100% Pinot meunier (fruttato e corposo) e Blck, 100% pinot noir (imponente e persistente).

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