La magia del Messico tra Maya e Cenotes

COSA FARE E QUANDO:

  • Visitare il sito archeologico di Chichen Itza la mattina presto perché poi si muore di caldo
  • Visitare Coba, solo qui si può ancora salire sulle piramidi e visitarle
  • Visitare il cenote di Ik Kil vicino Chichen Itza (le escursioni prevedono entrambe le fermate)
  • Visitare il cenote Dos Ojos
  • Se si vuole godere appieno il fascino delle città archeologiche e dei cenotes meglio affittare un’auto e muoversi autonomamente, le guide si trovano sul posto e più preparate di quelle offerte nei vari pacchetti

 

Dite la verità, parlando di civiltà Maya, la prima domanda che vi è venuta in mente è: “Ma non avevano predetto la fine del mondo nel 2012?”. Beh, penso che tutti i turisti che visitino i siti archeologici della penisola dello Yucatan facciano la stessa domanda, perché i discendenti Maya sono ben pronti a rispondere: il loro calendario non è finito, come mal interpretato da qualcuno, forse per motivi commerciali. Semplicemente una delle raffigurazioni del loro calendario era conclusa per motivi di spazio, quella circolare, ma in realtà il calendario e la misurazione del tempo prosegue, anche oggi. I Maya calcolano il trascorrere del tempo da una data precisa, come per noi l’anno zero della nascita di Cristo, che è stata tradotta dagli archeologi Goodman, Martinez e Thompson come 11 agosto 3113 a.C. I mesi sono 19 e vengono abbinati a vari cicli di periodi che indicano una data precisa e irripetibile: Tzolkin (260 giorni), Haab (360 giorni), Lungo computo che indica il giorno esatto dal 3113. In poche parole, a dire esattamente la data odierna ci riescono solo loro attraverso un complesso sistema di calcolo.

Ma la cultura Maya non è solo fine del mondo, calendari e profezie. E’ anche ingegneria e matematica. E morte, tanta morte. Lo si può ben capire visitando i siti Maya rimasti nella penisola dello Yucatan, da Chichen Itza alla città di Coba, passando per Tulum. Le loro città in genere ruotavano attorno ad un tempio, dedicato a qualche divinità del bene o del male a cui si offrivano sacrifici umani,  e c’erano sempre dei campi dedicati al gioco della palla e un edificio dedicato ai guerrieri valorosi. Il gioco della palle è molto caratteristico e spiega molto della cultura Maya: si giocava con una sfera di caucciù del peso variabile dai 3 ai 5 chilogrammi, che non si doveva colpire con piedi e mani ma solo con ginocchia e spalle, per cercare di tirarla in porta, ovvero un cerchio di pietra a tre metri di altezza assai stretto. Segnare, quindi, era difficilissimo. Cosa ancora più strana: il capitano della squadra vincente veniva ucciso, in sacrificio agli dei. Per loro, un onore, visto che innalzavano il proprio rango a quello di divinità. Stessa sorte per i guerrieri: quelli più valorosi, al termine della loro carriera, venivano sacrificati alle divinità, sempre assetate di sangue. Questo spiega il rapporto così stretto tra Messicani e morte, raffigurata come qualcosa di gioioso anche al giorno d’oggi nella cultura cristiana.

Il sito archeologico Maya più conosciuto è sicuramente Chichen Itza, diventato patrimonio Unesco e meraviglia del mondo nuovo. Le rovine si estendono su un’area di 3 km², appartenevano a una grande città che fu uno dei più importanti centri della regione intorno al periodo epiclassico della civiltà maya, fra il VI e l’XI secolo. L’edificio più celebre è sicuramente la piramide di Kukulkan (dio serpente piumato), edificio a gradoni chiamato El castillo. Si tratta di un’opera architettonica imponente e ben studiata da tutti i punti di vista: durante gli equinozi di autunno e primavera si proietta dalle sue scale l’ombra del serpente piumato, così come se si sbattono le mani si può sentire distintamente un richiamo per uccelli. I numeri sacri per i Maya erano il 9 e il 13 e tutto l’edificio è stato progettato seguendo questi numeri. Al suo interno sono stati scoperti i resti di un sacerdote, divinità e re del periodo classico Maya, quando Chichen Itza era una città assai sviluppata e cosmopolita (VIII d.C.). Purtroppo il lato sud della sua facciata è rovinato: gli spagnoli, al loro arrivo, portarono via molte pietre del templio per costruire una chiesa cristiana. Ma due lati sono perfettamente conservati. Peccato non si possa salire dai primi anni del 2000: purtroppo la struttura si rovinerebbe e si potrebbero creare incidenti visto che le scale sono molto ripide, nel 2002 è morta una turista scivolando. Kukulcan è, secondo la mitologia maya, il dio serpente piumato, divinità protettrice dei sacerdoti.

Altra curiosità è l’edificio collocato vicino al campo per il gioco della palla: al suo interno, infatti, è raffigurato un uomo barbuto. Secondo gli archeologi, visto che i Maya di barba non ne avevano, è la prova che ci fossero rapporti commerciali con le popolazioni egizie o vichinghe del nord europa.

Altro sito archeologico consigliato è la città di Coba, tra Chichen Itza e Tulum: era popolata da 50.000 abitanti e copriva un’area pari a 80 km². Il periodo in cui si costruirono più monumenti fu tra il periodo Medio e quello Classico, tra il 500 e il 900. In questo caso, invece, si può salire ed entrare dentro ai templi Maya. Nelle escursioni vi proporranno anche la città di Valladolid, primo centro Spagnolo, con una chiesa imponente ed edifici coloniali molto caratteristici.

Ma le città dell’entroterra non sono solo rovine Maya. Altro fenomeno spettacolare, assolutamente da approfondire nel vostro viaggio, sono i Cenotes: veri e propri crateri nella terra con piscine naturali d’acqua dolce al loro interno. Si sono creati dopo che l’asteroide che colpì lo Yucatan, provocando la glaciazione e l’estinzione dei dinosauri, sollevò le terre sotterranee e fece collassare grotte carsiche parzialmente o totalmente. Si crearono così questi Cenotes, tutti collegati da un unico fiume sotterraneo e per questo con acqua fresca e non stagnante. Un tempo i Maya li usavano per sacrifici umani, oggi si può fare il bagno tra un’escursione e l’altra per godersi il fresco.

Ce ne sono di ogni forma e dimensione: il più famoso è quello di Ik Kil, vicino a Chichen Itza, una cratere profondo 50 metri circondato da liane e vegetazione, dal quale ci si può tuffare e provare attimi di adrenalina. Suggestivo è anche il cenote Dos Ojos, tra Tulum e Playa del Carmen, ci si può arrivare autonomamente in colectivo (pulmini pubblici, passano ogni 5 minuti sulle vie principali) e si può gustare la sua atmosfera spettrale tra stalattiti e stalagmiti subacquee. E’ consigliato l’uso della maschera per godersi anche il panorama sotterraneo. Altro cenote che ho visitato è quello a fianco di Casa Cenote, un ristorante sulla spiaggia dove si può magiare a prezzi modici e infradito: è completamente immerso nella vegetazione e per 700 metri di nuotata vi sembrerà di essere in mezzo a un fiume del Vietnam o della Cambogia. In tutti i Cenotes sono presenti dei simpatici pesciolini che nei momenti morti vi faranno un’ottima pedicure, nonostante il solletico. Attenzione: l’acqua è molto fresca, non riuscirete a starci più di una mezz’oretta a mollo.

CONSIGLI DI VIAGGIO:

  • Per visitare i siti archeologici si può scegliere se effettuare tour privati con le varie agenzie che propongono pacchetti sul posto (evitate quelle sponsorizzate dai villaggi, sempre più costose rispetto a quelle che potete contrattare per strada) o ci si può muovere autonomamente. I mezzi di trasporto pubblici, però, in questo caso non sono molto efficienti: meglio noleggiare l’auto, guidare fino a destinazione e lì oltre a pagare l’ingresso pagare una guida (necessaria se non si possiede tra la mani una buona guida con la storia Maya). Io vi consiglio la seconda opzione: non sarete legati a tempi stretti, costretti a mangiare in gruppo dove vogliono loro e soprattutto le guide che si trovano sul posto sono più specializzate di quelle dei vari tour.
  • Per i cenotes, a eccezione di Ik Kill, potete muovervi autonomamente in colectivo. La maschera e le pinne sono consigliati soprattutto per chi non sa nuotare bene. Sono tutti a pagamento.

 

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