Tulum: rovine Maya, mare incantevole e divertimento hippy

COSA FARE E QUANDO:

  • La mattina presto visitate la zona archeologica a ridosso del mare: prima godetevele dall’alto passeggiando, poi scendete nella spiaggia sotto al castello e godetevele dal basso per un panorama mozzafiato
  • Godersi le splendide spiagge a ridosso delle rovine, ma anche verso il centro abitato: le più belle di tutta la penisola dello Yucatan
  • Per chi apprezza la vita hippy, qui c’è l’unica spiaggia nudisti di tutta la penisola dello Yucatan
  • Passeggiare per il centro in cerca di souvenir (costano la metà rispetto alle altre zone turistiche)
  • Godersi la movida notturna: più easy e tranquilla rispetto all’americana e rumorosa Playa del Carmen, ci sono locali che offrono cocktail buonissimi, ristoranti caratteristici, jam session e musica da ballare fino al mattino

 

Inizierò a raccontarvi del mio viaggio in Messico dalla città che mi è piaciuta di più: Tulum. Certo, dieci giorni sono pochi per scoprire tutte le meravigliose cittadine della penisola dello Yucatan, ma un po’ della loro anima arriva anche a chi si ferma qualche giorno e soprattutto i miei consigli possono essere utili per chi vuole andare a botta sicura e trovare una certa atmosfera piuttosto che un’altra. Tulum, ad esempio, mi ha conquistato perché più autentica e genuina rispetto alle “americanizzate” Playa del Carmen e Cancun: ci sono ancora bar e ristoranti semplici, ostelli, giovani in canotta e pantaloncini che si muovono in bicicletta. Si dice che sia il paradiso degli hippy, che vivono rispettando la natura e non convertendola ai grandi edifici come invece è successo nelle altre cittadine vicine. In effetti, è così: la natura la fa da padrone a Tulum e viene rispettata, tanto che lungo la via principale di Tulum pueblo si possono trovare ristoranti vegani, vegetariani e non vi danno le cannucce nei cocktail perché inquinano. Non pensate però di entrare in un mondo di fissati: semplicemente qui la vita è easy, i locali sono più piccolini, si può ascoltare musica dal vivo improvvisata, si può girare in costume e ciabatte in bicicletta senza l’ansia dell’aria condizionata dei grandi centri commerciali, ci sono bancarelle, molti messicani, molti ostelli, molti giovani con meno (forse) soldi rispetto a Playa del Carmen.

Tulum è conosciuta soprattutto per le sue rovine Maya. Dal punto di vista architettonico, purtroppo, non è rimasto molto: non si può entrare a visitare le rovine (a pagamento, con guida opzionale) che sono tutte recintate, ma ci si può girare intorno osservandole da lontano. Il castillo e il templo del Dios Descendente (raffigurato in rilievo nel tipico stile Maya all’ingresso) sono le due strutture più imponenti e affascinati. Ma si possono osservare anche il templo del Dios del Viento e il templo de las pinturas, un tempo affrescato con murales dai toni sgargianti (ora è stato restaurato). Le strutture di Tulum risalgono a un periodo che va dal 1200 al 1500 d.C., quando la città era un centro portuale Maya e per questo a picco sul mare e circondata da mura caratteristiche (Tulum in lingua Maya significa Muro). Tulum fu abbandonata 75 anni dopo l’arrivo degli spagnoli. La forza di queste rovine, però, è soprattutto l’atmosfera che riescono a creare: si ergono a picco su un mare turchese mozzafiato, che si infrange con onde bianchissime su rocce nere e spiagge di sabbia bianca finissima e morbidissima. Uno dei paesaggi più belli ed evocativi mai visti in vita mia, lo assicuro.  Le spiagge sono le più belle dello Yucatan: l’acqua è cristallina, si può raggiungere la barriera corallina anche a nuoto, si può camminare per ore su morbida sabbia bianchissima circondati da palme e piccoli bar-capanne.

La zona delle rovine (e del mare) dista dai 5 ai 3 chilometri dal centro di Tulum, ovvero Tulum pueblo, formato da una lunga strada principale e alcune perpendicolari. Ci sono negozi, bar, ristoranti, ostelli. Il mio consiglio è quello di prendere un colectivo dalla strada principale delle rovine e scendere davanti al municipio (25 pesos messicani). Da qui muoversi verso nord e lasciarsi trasportare dalla buena onda dei vari locali. Facendo così sono incappata in due locali che vi raccomando caldamente. Il primo è il Batey: bar gestito da Alberto, un italiano, che ha compiuto tre anni proprio mentre ero lì. In questo coloratissimo bar oltre a gustare ottimi mojito fatti proprio con la canna da zucchero (la lavorano davanti al bar con un macchinario speciale che hanno installato in un vecchio maggiolino colorato), si può ascoltare musica o guardare spettacoli di cabaret dal vivo tutte le sere. E’ un po’ il punto di riferimento di tutta la comunità italiana di Tulum, ma si trovano giovani di tutte le nazionalità che vogliono divertirsi in modo semplice e creativo. Alle pareti sono appese foto e esposizioni, ci si trucca e si canta quando e come si vuole, ognuno può sentirsi a casa propria e libero di fare quello che gli pare. Alberto, originario di Varese, ha aperto questo locale dopo aver girato un po’ in tutto il mondo e aver deciso di stabilirsi a Tulum. Non gli piace farsi troppa pubblicità. Preferisce suonare durante una jam session e invitare la gente a sedersi e a scoprire da sola cos’è il suo locale.

Il secondo locale che vi consiglio è un ristorante: Celti. Non si trova sulla via principale, ma su una perpendicolare (Polar Poniente/Orion Norte), vicino a un ostello e a tanti locali di musica hip hop e reggae. Entrando sembra di entrare nella casa abbandonata di qualcuno, ma una volta dentro si scopre un ambiente elegante, colorato e particolare, con tanto di scaffali pieni di libri e souvenir, piante, fontanelle e gatti. Qui si può gustare cucina messicana gourmet in un’atmosfera davvero particolare.

Di sicuro ci sono tantissimi altri posti da scoprire, sia lungo le spiagge (ci sono cabanas e campeggi, spiagge nudisti e barettini) sia a Tulum pueblo: il turismo è soprattutto argentino e italiano, quindi non di rado si incappa in qualche asaderia o bancarelle di hippy con collanine e braccialetti. Purtroppo sono stata a Tulum solo due giorni e non ho potuto visitarli tutti: il mio consiglio è quello di andare a zonzo ed entrare in tutti i posti che vi ispirano, dalle vie principali a quelle secondarie. Tutto è una sorpresa da scoprire e scommetto che questa città sarà il nuovo punto di riferimento dello Yucatan, ha un’anima viva, colorata, spontanea e genuina.

COME SPOSTARSI:

Se non avete l’auto, potete usare il Colectivo (pulmino utilizzato dai lavoratori del posto) da Playa del Carmen o il pullman da Cancun. I taxi hanno prezzi quasi proibitivi.

 

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