Ultima tappa del coast to coast italiano: la Toscana, dove uomo e natura convivono

 

E’ arrivato il gran finale: l’entrata trionfale, in bicicletta, in Toscana (leggi articolo su Umbria e Marche). Non appena si valica il confine con l’Umbria, più o meno all’altezza di Chiusi, tutto si trasforma in un’opera d’arte. Qui la mano dell’uomo, la natura e la cultura millenaria si fondono creando un equilibrio perfetto dal punto di vista estetico: le strade sembrano dipinte da un pennello, le colline sono dolci e colorate d’oro e del famoso marrone terra di Siena, i cipressi spuntano dal terreno in modo regolare, contornando con le loro alte chiome la via da seguire, il sole, seppur caldo, ti assiste senza diventare asfissiante. Tutto i un attimo diventa regolare ed armonico e la natura, seppur preponderante, diventa accogliente e non aggressiva.

Anche in questo caso è inevitabile un parallelismo con il vino toscano, ovvero il re delle tavole italiane, il Sangiovese. O meglio, il sangiovese grosso, il vigneto da cui deriva il Brunello di Montalcino, uno dei vini più apprezzati nel mondo. Un vino equilibrato, rotondo e raffinato, che unisce i fiori alla frutta e alla terra, ma dove la mano dell’uomo è importante per evitare acidità e farlo durare, diventando sempre più pregiato, nel tempo. Un vino morbido, importante, ma addomesticato, esattamente così come il paesaggio.

Da Chiusi sono quindi scesa verso Chianciano e da qui ho preso una strada di montagna, molto ripida, che corrisponde alla vecchia Aurelia. La vegetazione fortunatamente mi ha protetto dal sole e dal grande caldo. Poi, una volta in cima, un belvedere che mostra esattamente com’è la Toscana: una serie di dolci colline, che alternano coltivazioni di vino a grano e balle di fieno, campanili nei borghi e vecchi casolari. Da quì, una lunghissima e meravigliosa discesa, non troppo pendente, fino a La Foce, dove si entra nella riserva naturale Lucciola Bella. E infine, ecco il paradiso: la Val D’Orcia, un vero e proprio spettacolo per l’anima e per gli occhi. I campi arati si alternano a macchie di girasoli giganteschi, attraversati da fiumi e torrenti che creano vallate, e nel tragitto si possono osservare casolari, agriturismi e cantine arroccate in cima a colline, con una piccola stradina ripida  circondata da cipressi che li raggiunge. Pedalare qui è un vero piacere e i chilometri scorrono senza accorgersene: le strade sono quasi tutte pianeggianti e lo spettacolo è così meraviglioso che non vorresti finisse mai.

Una volta superato San Quirico D’Orcia si entra nella patria del vino: Montalcino. Un borgo che svetta a 567 metri di altitudine e attorno a lui vigneti curatissimi e verdissimi, diventati popolari nel mondo. Se Assisi è la capitale spirituale del centro Italia, Montalcino è la regina del vino. Raggiungerla non è facile: la strada è tutta in salita. Ma il panorama, una volta raggiunto il borgo, ripaga di ogni fatica: torri medievali, chiese in pietra, strade ciottolate si uniscono alla gentilezza degli abitanti e alle prelibatezze culinarie di questa regione. Da piazza del Popolo svetta il palazzo dei Priori, che sovrasta i belvedere che si incontrano ai lati della città. Se poi la visitate in tempo di palio.. attenzione alle risse tra le varie contrade: sono tutti molto legati a questa tradizione, in senso simpatico s’intende. Ogni cittadino ha il proprio appezzamento di terra dove coltiva vino creando questa grande e produttiva Docg, quella del Brunello, che è diventata un business da milioni di euro senza perdere la propria tradizione artigianale. Montalcino è il chiaro esempio di cosa dovrebbe fare tutta Italia: marketing territoriale. Se l’uomo si allea alla natura, valorizzandola senza sfruttarla, non ce n’è per nessuno. Un vero incanto.

E’ proprio qui che mi sono fermata per condividere l’esperienza del mio viaggio lungo il Parellelo 43 con Roberto Cipresso, winemaker di fama internazionale che ha lanciato la sua nuova etichetta proprio dedicata al parallelo. La sua filosofia è semplice quanto innovativa: concepire un vino non perché prodotto in una precisa area geografica, in un cerchio, ma creandolo attraverso uve che sono cresciute lungo una linea, dalle Marche alla Toscana, il famoso parallelo. Una linea che congiunge sacralità, magia, gusto e storia. Che attraversi l’Italia e la sappia raccontare.

Che questa linea abbia un’energia speciale lo si può tranquillamente evincere dai suoi vini, ma soprattutto dal blend che questi diversi uvaggi creano, dando vita a un vino armonioso, equilibrato… Insomma perfetto. Un’idea rivoluzionaria, che ha dato alla luce dei vini eccezionali: il Punto bianco e rosso (50% verdicchio e 50% vermentino provenienti da San Quirico D’Orcia, Spello e Moresco – 50% sangiovese e 50% montepulciano, dalle stesse zone), il Pigreco (100% Sangiovese proveniente da San Quirico D’Orcia) e la Quadratura del cerchio (50% Sangiovese; 25% Montepulciano; 25% Sagrantino provenienti da San Quirico d’Orcia (SI) per il Sangiovese; Spello (PG) per il Sagrantino; Moresco (FM) per il Montepulciano).

Un’idea che porta avanti insieme a tanti altri all’interno di una cantina sperimentale, Winecircus, creata da un vecchio granaio. Qui ho potuto assistere a una degustazione guidata e osservare con mano (e assaggiare con piacere) i prodigi creati da Roberto nel mondo. Ma non solo. Superando Montalcino e scendendo verso Sant’Angelo in colle, mi ha accolto nel suo splendido agriturismo Poggio al Sole, osservando il tramonto e l’alzata della luna in cielo dalla stessa piscina, circondata da colline e stelle, conoscendo persone creative e speciali e soprattutto ascoltando dell’ottima musica. Non posso che ringraziare Roberto per la sua ospitalità e promettervi che presto ci rivedrete insieme, per parlare di questo parallelo magico e dei suoi vini…

 

Il mio viaggio è poi continuando attraversando panorami altrettanto meravigliosi fino a raggiungere il mare, a Follonica, ultima tappa del parallelo 43. Ma prima, ho attraversato cittadine che meriterebbero un intero capitolo solo per loro: Civitella Marittima, Roccastrada… un continuo saliscendi in bici fino a raggiungere un agriturismo sperduto dove passare la notte perché non stavo bene. Così, completamente a caso, mi sono fermata nell’agriturismo i Pereti, vicino a Roccatederighi.

Per la serie il caso non esiste e il Parallelo 43 è davvero una linea magica… Quella sera, casualmente, sono capitata ai “I pereti”, un piccolo b&b, sperduto tra Montalcino e Follonica (intorno non c’è proprio nulla, nemmeno una pizzeria, solo natura), gestito da una coppia della Repubblica Ceca che medita e coltiva erbe mediche, ma di proprietà di uno sciamano che spesso organizza riti al suo interno (come potete vedere dalle foto, dove si vedono le famose capanne del sudore, in cui si trascorrono oltre 4 ore meditando). Mi hanno raccontato di aver scelto questo posto perché sentivano un’energia speciale, ma ancora non capivano perché ci fossero questi “vortici”. Allora mi è venuto spontaneo raccontare loro la storia del 43esimo parallelo, della sua magia, del fatto che tutti i più grandi santuari del mondo sorgessero su questa linea.
Quindi abbiamo guardato insieme il Gps e le coordinate di questo terreno: 43° parallelo, perfetto e pulito. Ecco spiegata in un secondo tutta la magia che si può incontrare in questa linea. Inutile raccontarvi che grazie a loro e alla loro energia anche tosse, febbre e mal di gola mi sono passate…

Il giorno dopo sono quindi ripartita e finalmente una strada solo pianeggiante: in 30 chilometri ho raggiunto Follonica, cittadina variopinta e turistica sul mare, che ha messo il punto su questa mia avventura in bicicletta. Ci sarebbe molto altro da raccontare, ma non disperate: arriverà il momento. Intanto, ecco le ultime tracce della mia attraversata della Toscana (se vuoi leggere il mio racconto di Umbria e Marche clicca pure qui).

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